Squarci nelle quinte. A-topia virtuale.

22 Mar

Diretta streaming, età media relator* sui 40 anni. Interni bianchi, pareti bianche, soffitti bianchi, mobili lucidi e bianchi. Variante più diffusa: scaffali di libri. La moderatrice modera, fa domande, coglie raccordi, domanda, dà la parola ora a uno ora all’altra. Discorsi saggi, riflessioni acute. Uno dei relatori viene interrotto dalla figlia che, fuori dall’inquadratura, ha bisogno di chiedere una cosa al papà. Lui si ferma, fa un risolino e dice alla bambina di aspettare. Noi non la vediamo, per noi è come la voce fuori campo che interrompe il ciak si gira.

Un noto divulgatore scientifico, ormai anziano, collegato anche lui da casa. Alle sue spalle, massiccio legno carico di sapere. Parla del virus con la sua usuale pacatezza e misura. Viene interrotto da un rumore non meglio identificato. Il divulgatore si ferma, fa una breve risata divertita e spiega che è un orologio a pendolo regalo di un ornitologo che segna le ore con un verso di animale.

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“Parla con Katya” – Con noi Michela Poser, attivista e scrittrice

5 Mar

BoundlessRainbowLove

Oggi è nostra graditissima ospite Michela Poser: autrice di un interessante blog (michelaposer.wordpress.com), lesbica, una laurea in filosofia a Ferrara, attivista, scrittrice con un occhio alla politica. Partiamo proprio da quest’ultimo argomento.

– Alle regionali dello scorso gennaio, in Emilia Romagna ha vinto Stefano Bonaccini anche grazie alla lista “Coraggiosa”. Che importanza ha per te l’impegno politico?

L’impegno politico, inteso come partecipazione alla “res pubblica”, dovrebbe essere centrale per chiunque voglia essere anche cittadin*, e non solo un individuo. Il/la cittadin* ha coscienza del contesto, sa di essere in relazione, si interessa del bene comune perché lo riconosce come proprio. Il problema fondamentale è che non tutti pensano che sia un loro dovere accedere alla cittadinanza così intesa. Credo principalmente perché è una cosa faticosa. Costruire richiede impegno, sforzo, fatica. Berciare e distruggere è molto più appagante e facile. L’aria che si respira a furia di…

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Lesbicx 2. Autoscatto di un pensiero.

10 Dic

Il giorno dopo Lesbicx 2 di Torino, prima che si depositi il pulviscolo degli eventi, mi metto a scrivere, come ho fatto dopo la prima puntata a Bologna. Allora l’impressione fu di frammento, di caleidoscopio, di nascita e per ciò stesso di pura potenzialità. Mentre oggi mi rimbomba in testa un unico concetto “soggettività lesbica”, dopo essermi immersa nella sua sostanza per un giorno e mezzo che sono sembrati durare quanto durano le cose che hanno il potere di strapparmi dall’ovvio e dall’impero delle passioni tristi. Ovvero insieme un anno luce e un fiat.

Una sostanza che si è fatta pensiero e non può che farlo per analogia, per salti noetici, per metafore e sovrabbondanza, per citazioni sottintese e non. Continua a leggere

Opinioni di una buonista

7 Lug

Forse non tutt* sanno che a noi, che ci definite “buonist*” ci si chiude la vena o, come preferite, ci va il sangue alla testa con la stessa velocità e frequenza con cui va a complottisti, cinici, sapientoni della domenica, bacionisti chesaidovetelopuoimettere, primatisti italici e compagnia briscola.

Solo che, e nella fattispecie parlo di me, mi sono auto educata a avere pazienza con quelli che fanno fatica a portare a termine un ragionamento un pochino più articolato di quattro parole ripetute a pappagallo sentite in tivvù o lette nell’internèt senza nemmeno chiedersi chi cosa dove come quando.

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“Put**na fai schifo, ti stupro”, lo slogan sotteso alle destre.

25 Mag

“Puttana, troia, fai schifo, ti stupro”.

Queste le note parole di un militante di Casa Pound indirizzate a una donna rom, regolarmente assegnataria di casa popolare a Casal Bruciato. Volevo scrivere questo post nelle immediate vicinanze dell’accaduto, ma sono una persona lenta, che ha bisogno di uno spazio mentale, oltre che materiale, per mettere in fila le parole. Ci sono le incombenze quotidiane, il lavoro, il bisogno di dormire, la spesa da fare, i cani da vaccinare, i libri da leggere e le strade sterrate da fare di corsa e anche il tempo da dedicare al non fare nulla. E così se poi passa la settimana in cui tutto è accaduto, lascio perdere perché mi sento di essere fuori tempo, mi sento anacronistica, superata dai fatti, dalle ore, dai minuti, veloci, sempre troppo veloci per una come me che non è mai stata futurista. E invece ritorno su quei fatti, perché quello che volevo scrivere, invece, non è affatto superato dal tempo, che, se corre, occorre allungare una mano e strattonarlo, fare che resti qui e che ci lasci sostare. E dunque sospendo l’impero della velocità per rivendicare lo spazio del respiro, il tempo di un’analisi, il tempo di un raccoglimento in vista del voto di domani, un gesto che deve tornare a essere importante.

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Se mi guardi, scompaio. Strumenti di resistenza alla normalizzazione.

6 Mar

C’è un ragionamento ne “L’epoca delle passioni tristi” (Miguel Benasayag, Gerard Schmit, 2003) un saggio scritto da due psicoterapeuti, di cui uno anche filosofo, sul quale vale la pena di soffermarsi, anche in ordine al merito, oltre che al contenuto.

L’intero saggio chiama a una attenta lettura, soprattutto per i non addetti ai lavori come sono io. Il respiro vuole infatti essere filosofico, radicale, condiviso. Vuole essere una proposta su cui almeno discutere. Per parte mia condivido l’analisi sui sentimenti dominanti della nostra non bella epoque. Impotenza, senso di disgregazione, utilitarismo, individualismo dominano la società contemporanea sotto la stella polare del neoliberismo. Continua a leggere

Libertà e corpo nel femminismo contemporaneo

22 Ott

Di seguito riporto l’intervento della Professoressa associata del Dipartimento di Giurisprudenza di Ferrara, Orsetta Giolo, per il terzo incontro del ciclo “Chi ha paura del femminismo”. Il suo intervento si intitola Libertà e corpo nel femminismo contemporaneo.

“Il corpo non è sempre stato rilevante alla stessa maniera nella riflessione femminista e anche il significato di libertà non è così chiaro e condiviso oggi. Ciò riguarda addirittura uno dei principi fondamentali del diritto che è l’habeas corpus, principio che, nella contemporaneità, ha bisogno di essere riaffermato. Facendo un breve excursus storico del pensiero femminista, si può dire che nel femminismo dell’uguaglianza, il corpo non assumeva rilevanza poiché tale femminismo mira all’ottenimento di uguali diritti, ha come obiettivo cioè i soggetti in quanto titolari dei diritti, riferendosi a una soggettività giuridica senza corpo. Continua a leggere

Femminismo per tutt*: il transfemminismo.

30 Set

Proseguono gli incontri ferraresi a ingresso libero per parlare non solo dei temi cari ai femminismo, ma anche dei nuovi femminismi stessi, come in questo secondo incontro intitolato: Femminismo per tutt*: il transfemminismo. A condurre l’incontro è stata, il 14 settembre scorso, Sandra Rossetti docente di Filosofia e Storia dell’identità femminile all’Università di Ferrara.

Il transfemminismo è una delle correnti più recenti del femminismo e si caratterizza per essere un movimento pluralistico che contiene al suo interno molteplici voci, rendendo piuttosto difficile trovare un denominatore comune.

Troviamo la parola “trasfemminismo”, una delle prime volte, se non la prima volta in assoluto, in uno scritto dell’attivista femminista di origine asiatica Emi Koyama che nel 2001 pubblica “Transfeminist manifesto”. Continua a leggere

Feminism for Dummies

1 Set

Lo scorso Giugno, a Ferrara, c’è stato il primo di un ciclo di incontri intitolato “Chi ha paura del femminismo?”. Ho partecipato attivamente mossa dalla necessità di riprendere concetti cari e visioni intellettuali che mi dessero di nuovo un respiro profondo, un poco smarrito. E anche di parlare di femminismo oltre e al di là di una certa vulgata da controriforma, che ne fa robetta settoriale di gruppetti sparsi di fanatiche che si sentono superiori a tutti, o di lesbiche incarognite col mondo o di donne che odiano gli uomini. Una narrazione talmente efficace che molte dichiarano orgogliosamente di non essere femministe.

Io non odio gli uomini, mi pare perfino ridondante doverlo scrivere. Ciò di cui si parla qui non è una questione personale, fra me e tizio, ma è collettiva. Riguarda il maschile e il femminile come norme e rappresentazioni che veicolano significati, che stabiliscono e regolano una società (il famoso patriarcato). Riguarda la costruzione culturale, sociale, politica che è avvenuta per secoli senza alcun apporto femminile; è una questione in cui la storia, la scienza, le arti, la politica, e tutto ciò che ha dimora nello spazio pubblico e che concorre alla sua costruzione è stato da sempre colonia maschile. Questo è un dato storico che non può essere cancellato da cinquant’anni di riflessione teorica e pratica femminista. Il femminismo non è superato con l’uguaglianza formale come alcuni vorrebbero (su questo rimando alla citazione di Carla Lonzi che trovate dopo): dire che la parità formale è anche sostanziale significa ignorare gli archetipi culturali, i pregiudizi quasi genetici da tanto che li respiriamo fin dall’infanzia. Io penso che siamo solo all’inizio di una possibile rivoluzione culturale. Solo recentemente siamo entrate in massa nella scena pubblica, solo recentemente abbiamo iniziato a porre il nostro punto di vista, in maniera critica, come interlocutorio nei confronti di un presunto soggetto universale che universale non è, ma è sempre la parola di un uomo, spesso bianco e spesso eterosessuale. Che ha obliterato, censurato e estromesso il femminile da tutte le narrazioni e dai sistemi di potere.

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Post Pride

11 Lug

Non so voi, ma quando vado a una manifestazione, non ci vado perché mi annoio/non ho altro da fare/sono appena stata dall’estetista e voglio che tutti vedano quanto sono glabra/mi va di fare due passi in centro in compagnia ma mi hanno dato buca le mie amiche e so che c’è tanta gente. Ci vado perché condivido ciò per cui si manifesta. Se vado a un Pride devo sapere cosa significa. Così come se sciopero quattro ore di venerdì pomeriggio devo sapere che mi sto solo allungando il fine settimana e non mi sto certo opponendo a nessuna metafisica dello sfruttamento salariato.

Le cose che seguono le scrivo perché sono stufa di sentire che il Pride non deve essere una manifestazione politica (sveglia gente!, qualunque occupazione organizzata dello spazio pubblico è una manifestazione politica) e per quello che è successo sotto al palco del pride di Bologna, in cui un paio di persone si sono messe a contestare un migrante durante il suo discorso (potete vedete il video qui più o meno dal minuto 2.30).

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Per quest’anno non cambiare stesso pride stessa polemica

1 Lug

Sono ormai tre anni che ripubblico un testo scritto per una rubrica di un quotidiano on line di Ferrara (estense.com) in cui mi rivolgevo idealmente a una platea eterosessuale e cercavo di dire che cosa significa il pride, poiché capita che chi è dentro alle cose rischia di dare per scontate cose che non lo sono. Quest’anno però voglio aggiungere una nota che è questa: le polemiche su come e cosa deve o dovrebbe essere il pride, lungi dallo scemare, hanno ripreso vigore, e l’hanno fatto all’interno del popolo lgbt. Non so se è solo una mia sensazione, ma il numero di interventi che ho visto, sentito e letto questo Giugno con le note obiezioni al pride, sono in netto aumento. Le motivazioni, alla fin fine, ruotano attorno al concetto di decoro e, più sotto ancora, al quello di normalizzazione. So benissimo che quello che per brevità ho chiamato popolo lgbt ospita e si compone di moltissime anime che sono giustamente o ingiustamente in conflitto su questo o su quello. Una cosa però mi pare la più triste e insieme la più pericolosa, o forse solo quella più al passo coi tempi: le culture dominanti ci stanno erodendo a poco poco lo spazio di un agire collettivo, di una rappresentanza pubblica e plurale, ci stanno erodendo la capacità di resistenza pubblica e collettiva. Continua a leggere

Come una cartaccia.

11 Giu

Parecchi anni fa percorrevo una strada periferica intorno alla città in cui vivo. Studiavo ancora ed ero una giovane di belle speranze, come lo sono tutti i giovani. Davanti a me una berlina non particolarmente nuova di cui non ricordo né colore né modello. Però ricordo che poco prima di una curva, il conducente abbassò il finestrino, armeggiò con qualcosa a lato del passeggero e un secondo dopo gettava fuori dal finestrino che aveva appena abbassato, un cucciolo di gatto. Un minuscolo e terrorizzato cucciolo che schizzò via come un servizio di Serena Williams, schivando miracolosamente la macchina in senso contrario e tuffandosi dentro un prato. Continua a leggere

Libertà e tempo perso

1 Mag

Sono nata nell’epoca sbagliata. Non sbagliata in generale magari, ma sbagliata per me. Che seccatura essere stata buttata qua, dieci anni dopo il ’68, un anno dopo il ’77, dopo mille splendide rivoluzioni e prima di niente. Spendere l’infanzia e la prima adolescenza negli anni Ottanta non fa invidia a nessuno, l’unica consolazione che abbiamo trovato è la musica sì, ah la musica disco degli anni 80… in-su-pe-ra-bi-le! Eh sì sì, quasi quasi lo penso anche io, sebbene negli anni 80 non la ascoltavo, odiavo ballare e me fottevo assai del Vojage Vojage e del Fade to gray, anche perché non ero una Easy Lady e non mi interessava Go West.

Che seccatura dover vivere questi anni svuotati di tutto, in cui non si crede più nell’umano, nella sua creatività, in cui le visioni del mondo si fermano ben prima di qualunque orizzonte, perché è meglio guardare dove cammini, magari trovi venti euro che qualcun altro ha perso e te li vai a spendere in libreria pensando che se nutri la tua mente, la tua fantasia, il tuo pensiero, sarà meglio. Ma arriva il momento in cui quei venti euro capisci che è meglio berli, e che è una rottura anche leggere, che è una competizione anche quella in cui si fa il conto di “e tu quanti libri hai letto in Marzo?”. Che seccatura dover diventare adulti in un’epoca che non ti ha insegnato a esaltarti, che non ti ha insegnato a prendere posizione, che ti ha preparato un mondo che va per inerzia dello spirito senza una corrente collettiva che ti dia la carica perché è tutto uguale, uno vale uno e così un’idea vale l’altra. E via di boiate che cancellano ogni giorno un pezzettino in più di quella linea a matita che è il mondo diverso della libertà e del tempo perso, che perso non è per niente se sottratto a questa giostra mostruosa che spinge a andare andare andare, veloci veloci veloci, ma solo in tondo come sul CalcioInCulo per cercare di afferrare la coda di un senso che non si fa prendere. E se vinci, è solo un altro giro sulla stessa giostra di nuovo.

Che seccatura per un animo filosofo stare qui a guardare l’epoca del tutto riproducibile, del nulla di autentico, delle post verità. L’epoca in cui si chiacchiera di tutto, senza aver mai avuto parte anche minima di quel tutto, senza andare oltre la superficie di nulla, l’epoca in cui ci si infiamma un minuto  ci si spegne per mesi perché bisogna pur campare. Perché la bellezza non dà da mangiare, la rivoluzione non la fa nessuno finché ci sono le brioches, la critica a ciò che non va, che non potrà andare e che è andato pure troppo contro ogni previsione, non mette il pane in tavola. Semmai lo toglie, e a volte basta solo la vaga minaccia. L’epoca che non crede più nell’ulteriore, finto appannaggio della religione, che avvolge nel sacro l’altissimo e il bassissimo e ti inginocchia e ti china il capo facendoti credere che tu una coscienza ce l’hai. Che seccatura non trovare mai davvero l’alternativa possibile, perché è solo una moda, la fede nell’umanità rigenerata, che è solo una maglietta con la scritta Occupy;  che seccatura quest’epoca che sulle ideologie ha sputato disgustata, che le ha annullate chiamandole utopie, fallimenti, violenze, bugie per porre l’impero di un denaro che tutto livella e mortifica. L’epoca della terra piatta e di Darwin che sono tutte cazzate, se non forse qui e ora nell’accumulo del capitale che fa anche l’evoluzione di qualcuno dello specie, con le chiappe a mollo di un costoso idromasaggio della quarta casa al mare.

Sono nata nell’epoca sbagliata, tutto qui. Mi sarebbero bastati 50 o 60 anni prima o 50 o 60 anni dopo. Mi sarebbe bastato poter dire che ho fatto la resistenza, che ho liberato il mio paese, che poi mi sono liberata io col corpo e con la mente, che ho usato per gioirne, che ho scoperto la libertà, e quel suo sapore di sale come fosse il sudore di un corpo amato per sé stesso, che ho creduto con tutta me stessa in qualcosa di più grande di me.

Oppure proiettata verso la fine di questo secolo per vedere se fra le macerie di questa follia presente che affama mezzo mondo e ingrassa fuori misura l’altro mezzo, potrà mai rinascere la fenice delle cose giuste, dove magari certa fantascienza ha ragione e nessuno è più schiavo, dove la ragione diventa il vero linguaggio universale delle genti e l’orizzonte ritorna a conquistare anche il cielo.

Happy Valentine

14 Feb

Mai come quest’anno ci sono un mucchio di cose carine da dire in questa giornata. Già so che direte: ma che c’entra!

C’entra c’entra.

Oggi è San Valentino, festa degli innamorati. Cuoricini, cioccolatini, rose come se piovesse… Ci vogliamo bene, ci rispettiamo, ci amiamo profondamente, siamo un corpo e un anima. Ah l’amour!

Giusto ieri abbiamo avuto un dato che dà proprio la misura di quanto amore e rispetto gira sul suolo italico. Tanto eh? L’avrete letto: “Si stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni” (fonte: ISTAT). Love is in the air! Continua a leggere

People have the power

28 Gen

L’ho scritto anche nelle note introduttive del mio primo romanzo, due paginette iniziali che ho inserito, non solo perché funzionale nell’economia della storia, ma anche come omaggio alla laurea in filosofia che ho preso negli anni che furono (e anche come una giustificazione per 4 anni di tasse universitarie). In certi testi di filosofia, in tutte le epoche, è quasi un must andare per brevi paragrafi che suonano come aforismi, epigrammi, sentenze. E così ho fatto anche io, in quelle due paginette dove fra le altre cose ho scritto anche: “I rapporti fra le persone funzionano così: che se qualcuno ha del potere su qualcun altro non manca di esercitarlo, che lo voglia o no”. Sono due righe che ho scritto molti anni fa, ma constato quanto siano sempre vere, anzi più vere adesso che allora. Sarà che il pensiero di cos’è e come si esprime, a tutti i livelli, il potere mi gira nella testa da anni, sarà che lo vedo come il concetto fondamentale a cui guardare criticamente se vogliamo cambiare qualcosa. Continua a leggere

Free to decide

17 Gen

Nel suo saggio, Postcapitalismo, Paul Mason parla di come la rete, intesa come la rete internet e la sua enorme capacità di veicolare e connettere l’informazione in ogni dove, si avvia a cambiare il nostro paradigma economico, la nostra stessa esistenza e le sue condizioni, profetizzando un’epoca di gratuità per molti servizi. Mi piace pensare che abbia ragione e che presto le nostre visioni sociali e civili ne abbiano a trarre un beneficio tale da mitigare almeno in parte l’epoca psicotica nella quale viviamo e in cui, giusto a titolo esemplificativo,  si buttano metodicamente e giornalmente quintali di cibo con spregio di chi muore di fame (e poi saremmo una specie intelligente e razionale). Per dare un’idea di ciò che intende a un certo punto Mason prende ad esempio quello che succede con una traccia audio: un brano caricato su un sito, un blog, una pagina qualunque rappresenta una merce, se ha ancora senso chiamarla così, a offerta infinita: la traccia sarà originariamente conservata nei circuiti di un singolo pc, ma nel momento in cui viene condivisa essa è potenzialmente scaricabile e replicabile con un unico click su tutti i pc del mondo. A ben pensarci quando scarichiamo una traccia audio o un romanzo su un e-reader stiamo pagando al gestore del sito il permesso legale di fare un copia-incolla, niente di più. L’arte è diventata potenzialmente a offerta illimitata. Continua a leggere

E se ti amo a te cosa importa?

7 Gen

Presto disponibile.

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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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