Archive | settembre, 2011

Sulla faccenda “Outing”

20 Set

Le motivazioni contrarie alla proprosta di fare outing che ho letto mi trovano critica.

Per entrare nel merito farò un discorso di principio, ovvero su ciò che penso una persona che fa politica debba avere fra le sue caratteristiche e non muoverò dunque dalla situazione di fatto. Personalmente penso che se una persona decide di fare politica debba essere trasparente. Ho letto che utilizzare l’outing sarebbe una pratica violenta e lesiva della privacy. Qualcuno mi deve spiegare meglio in che senso sarebbe violenta perchè detta così a me viene in mente solo: cioè non si può dire che tizio caio o sempronia sono omosessuali perché, poverin*, sarebbe una cosa troppo brutta da dire sul loro conto?  Se così fosse mi sembrerebbe aberrante rispetto a quanto in questi anni le varie associazioni lgbt hanno sempre sostenuto, ma voglio sperare che non sia così e di aver frainteso. La questione mi pare che sia strettamente legata al discorso sulla privacy, inteso  che ognuno nel proprio privato può condursi come meglio crede. Sono perfettamente d’accordo, ma c’è un però. Non credo affatto che un discorso sulla privacy condotto in questi termini sia da ritenersi identico per un privato  cittadino e per un* esponente politic*. Ragionando per via di principio mi sembra che fino a prova contraria i rappresentati politici siano delegati a governare, tramite il voto, della popolazione in nome e per conto della popolazione. Questo comporta delle notevoli responsabilità, oneri e onori connessi.

Dunque se ogni volta che hai occasione ti esibisci in affermazioni denigratorie, becere e assurde sull’omosessualità, o se hai votato contro alla legge sull’omofobia, e poi si viene a scoprire che sei omosesuale o per lo meno non disdegni comportamenti omosessuali, io da comune cittadina posso pormi delle domande? Posso ad esempio chiedermi: ma io me la sento di mettere nelle mani di una persona che pubblicamente rinnega ciò che privatamente attua, le decisoni sulla res pubblica? Di più: è giusto che io lo faccia? Mi sta davvero bene di affidarmi a persone che obliterano perfino il loro orientamento sessuale per interesse e per potere, per giochi politici? Voglio davvero che siano delle persone così a decidere di me, del mio paese? Certo è un discorso che non si ferma solo all’outing, ma è un discorso più ampio sulla coerenza e la trasparenza appunto.

Naturalmente visto che siamo in un paese che ha per presidente del consiglio uno che fa quello che fa ed è pure considerato da una certa parte di popolazione un dritto, uno che sa come godersi la vita, non mi sfugge il pericolo della inutilità di una pratica del genere. Ma ragionando così, si ragiona come chi neanche ci prova perché ha già perso.

Si dice tanto dell’impoverimento culturale dell’Italia negli ultimi anni. L’operazione “Outing” ha senso e potrebbe forse sfuggire da questo solco solo se però condotta seriamente, il ché significa che certamente non va fatta in maniera anonima e che servono prove, dato, fatti corcostanziati, altrimenti diventa chiacchiera da bar. Questa sì veramente inutile nonché una autentica zappata sui piedi. Su questo non c’è dubbio.

Il movimento lgbt non potrebbe assumersi questa responsabilità seriamente e considerarla come stumento politico rilevante? E’ così fuori discussione?

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