Beatriz Preciado a Ferrara

2 Ott

(articolo scritto in occasione del “Festival dell’Internazione” del 2011 a cui ha partecipato Preciado)

Sono bastate a Beatriz Preciado poche parole, quelle con cui si è presentata appena le è stata data la parola, per  farsi beffe delle probabili aspettative del pubblico che riempiva tutto il Teatro Comunale di Ferrara, ieri sabato primo ottobre.

Il titolo del dibattito era: “Il ritorno delle bambole”, e io stessa pensavo di assistere a un dibattito sull’immagine della donna.

Presenti oltre a Preciado, Michela Marzano e Natasha Walter. Dopo il primo compito intervento di quest’ultima condotto sugli stereotipi di genere che vengono inculcati ai bambini insieme ai giochi, Preciado interviene dicendo che a lei non interessa per niente discutere sui generi, poiché finché non si esce da un sistema di pensiero binario, nulla della nostra attuale società, potrà mai cambiare. Per cui stare ancora a discutere su cosa è femminile e cosa è maschile, dicotomizzare le espressioni di genere, che sono molte più di due,  è di fatto sterile poiché non affronta la radice del problema, ma si consuma dentro e insieme al sistema. Una volta che si riconosce che lo squilibrio di potere si regge e si alimenta su una politica fondata appunto sui dualismi, di cui quello maschio/femmina non è il solo,  non rimane altro per sovvertite il sistema che decostruire le sue premesse, decostruire il pensiero binario. Fare un discorso davvero critico sul genere, i mezzi di produzione; spostare il punto di vista, analizzare tutte le espressioni che rimangono senza voce, capire il loro portato politico, senza tabù e inchini reverenziali verso niente e nessuno. L’effetto spiazzante di queste dichiarazioni, oltre che sulle altre due ospiti del dibattito, in cui la Walter si arrocca nella sue posizioni e la Marzano tenta la mediazione, si è fatto sentire anche sul pubblico, che in breve ha cominciato a pendere dalle labbra della Preciado.

Non credo di sbagliarmi se dico che è la prima volta, per lo meno a Ferrara, che le teorizzazioni queer vengono sentite da un pubblico vasto e misto, e non solo dalle addette e dagli addetti ai lavori. In Italia il grande pubblico fa fatica a conoscere e ascoltare le istanze del femminismo “classico”, e sono sicura che poch* erano quell* che sapevano anche solo dell’esistenza delle teorie queer, molto avanzate e sviluppate in altre paesi. Certo i bocconi di queste teorie radicali possono avere un sapore esotico per i più, eppure hanno avvinto la platea. Complice anche la personalità di Preciado, irriverente e diretta,  le sue espressioni, la mimica con la quale parlava anche quando stava zitta, la chiarezza delle idee e la forza di una visione teorica globale, che è quello che, a mio avviso, manca nella gran parte dei discorsi politici odierni. I portati della queer theory non si esauriscono nell’analisi delle espressioni di genere, i quali costituiscono il punto di partenza della  critica sociale e politica. Dell’altra grande dicotomia da lei citata, quella produzione/riproduzione che dicotomizza ancora una volta il corpo dei soggetti fra i loro organi sessuali e tutto il resto. Uno dopo l’altro Preciado ha distrutto tutti i tabù che nei discorsi sul genere e sessualità incancreniscono anche il femminismo, quando ha esposto le sue idee sulla prostituzione, allargando il discorso e di fatto aprendolo a una visione più ampia e globale sullo sfruttamento del corpo insito in tutti i lavori illegali, oppure parlando della pornografia e di come altro non sia che una tecnica di produzione del piacere che molto dice su come l’immaginario di una civiltà si sia strutturato, e di come, lungi dal metterci sopra un giudizio morale, bisognerebbe invece farne uno strumento di cambiamento.

Un altro dato che mi ha colpito è che alla fine del dibattito volevo comprare il libro della Preciado, dall’accattivante titolo “Pornotopia” ma ho scoperto che tutte le copie erano state vendute in un baleno. Mi sono chiesta il perché di tale impatto e credo che stia nell’ampio respiro che Preciado ha dato esponendo le teorie. Probabilmente c’è una parte della società civile sempre più ampia che anela a una visione che faccia vedere un orizzonte a cui tendere, anela a una visione delle cose e del mondo che tenda verso un fine altro, e non che si esaurisca nell’esistente che da l’impressione di non avere un vero sbocco, e di essere impantanato in strutture che si percepiscono schiaccianti e  impossibili da cambiare e a cui ci si rassegna scuotendo la testa.

La teorizzazione queer riesce invece a indicare un diverso e radicale orizzonte.

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4 Risposte to “Beatriz Preciado a Ferrara”

  1. lafra ottobre 7, 2011 a 2:04 pm #

    Ciao!
    ohh!!! finalmente ho trovato un racconto dell’intervento di preciado a Ferrara! grazie! ero molto curiosa e purtroppo non ho potuto assistere di persona. in compenso ho incontrato e intervistato beatriz a roma il giorno prima. ti lascio qui l’intervista 🙂 http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/10/04/fare-porno-in-una-stanza-tutta-per-se-intervista-a-beatriz-preciado/

    • Michela Poser ottobre 7, 2011 a 6:11 pm #

      Ciao! Sono contenta di esserti stata utile e grazie mille per il link!

  2. IDA luglio 2, 2014 a 6:11 pm #

    inizialmente anche io sono stata affascinata dalla Preciado, poi mi sono resa conto che non vede e non vuol vedere il dominio.. mia opinione, che tutta la teoria queer sia fumo.. un qualcosa di affascinante che intriga, ma finisce li.. opinione, quindi non escludo che mi possa ingannare anche perchè non ho una grande conoscenza delle teorie queer..

    • Michela Poser luglio 3, 2014 a 8:54 am #

      Devo dirti che nemmeno io sono molto ferrata nei gender studies, anche perchè sono talmente vari e eventuali che starci dietro richiederebbe minimo un anno sabbatico. Detto questo Preciado ha senz’altro una personalità affascinante, da cui non riesci a staccare gli occhi (per lo meno a me è successo così quella volta che l’ho vista anni or sono). A differenza di te però non credo che la teoria queer sia fumo, diciamo che a volte risulta avveneristica e anche un pò avulsa dalla realtà, ma penso che sia dovuto al fatto che muove da punti di vista radicalmnete altri da risultare appunto distanti, incomprensibili e anche un pò favolistici. Su Preciado io credo che abbia visto benissimo il dominio e le sue dinamiche, e che proprio per questo stia cercando un modo fuori dal sistema che passa per la desacralizzazione del corpo e delle sue funzioni. Per lo meno questo è quello che ho capito io…

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