Archivio | gennaio, 2014

Il Dovere di protestare a Sochi

27 Gen

Contrariamente a quanto sostiene la CIO, che con una delle sue solite mosse ossequiose e lecchine ha vietato di protestare dal podio contro le leggi discriminatorie verso la popolazione LGBT, io sono del parere che gli atleti e le atlete DEVONO protestare se lo vogliono e se lo sentono come loro dovere. Ma per il Comitato Olimpico sarebbe, ipotizzo, inopportuno mancare di rispetto ai padroni di casa e quindi chi lo farà sarà sanzionato. Però lo lo potrà dire in conferenza stampa, l’importante è non farlo in mondovisione. Eppure – che strano! – a me pareva che lo spirito olimpico si componesse di valori quali l’uguaglianza, la pace e l’amicizia e quindi protestare contro certe bestialità è un dovere, non un diritto. Se fossi un’atleta e nella mia compagine giocassero dei gay o delle lesbiche perché, in perfetto spirito di amicizia e di squadra, mi deve essere vietato difenderlo/a? E se sono gay o lesbica perché mi deve essere vietato di protestare e di comunicare a tutti che la discriminazione è insopportabile quando agita da un singolo individuo, ma è abominevole quando promana da uno Stato?

E mentre il sindaco di Sochi assicura che in città non ci sono gay, mi auguro di tutto cuore che questa olimpiade invernale glene porti una valanga.

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E baci.

23 Gen

Un sollucchero mentale il libro “E baci” di Busi.
Il libro viene presentato come una raccolta degli scritti che Busi, a vario titolo, ha prodotto dal 2008 al 2013, ma in realtà è un’opera organica e unitaria. Non vi si trova tanto il Busi-pensiero, a meno di non intenderlo come voce e traduzione di una autentica coscienza civile, a meno di non intenderlo come lo Scrittore (in attesa che la società sia evoluta il tanto che basta da non farne più un fatto eccezionale da sostanziare con la maiuscola) che in veste di Io narrante parla in nome e per conto di un Noi, cioè quelli che non hanno mai frainteso la laicità e di conseguenza, per una specificità tutta italiota, sono per intima coerenza anticlericali, critici del pensiero dominante, attenti alle parole, sensibili all’altro da sé. Di tutti i “noi” che detestano le ipocrisie, i paralogismi, le imposizioni cultural-economiche che vogliono far apparire “naturale” qualcosa che non lo è né in via di principio né in punta di ragionamento. E il riferimento non è al trito e frustro argomento “omosessualità” (sempre furiosamente sventolato come un turibolo fumante negli occhi dei poveri di spirito per disinnescare la funzione pedagogica di una vera intelligenza), per lo meno non solo, ma a tutti gli aspetti dell’esistenza, del vivere civile, politico e materiale di ognun*. Un piacere ritrovarsi in un pensiero limpido e impavido nei suoi aspetti educativi, nelle sue declinazioni dei doveri dei/delle singoli/e in seno alla famiglia, non certo tradizionale per modi e convenzioni.
Un vero godimento poi, dopo paccottiglie di libri fatti di frasi lunghe al massimo sei parole, che dovrebbero dare il senso e la misura della narrativa moderna, lo stile busiano: come lui stesso afferma niente che nessuno che abbia almeno la licenza elementare non possa comprendere. A me sono venute in mente tutte le ore che ho speso da bambina a riempire quadernetti su quadernetti di analisi logica e grammaticale e a quante poche occasioni ho di mettere a frutto tutto quelle ore. Per tentare di demolire Busi si dice che ha uno stile troppo difficile. Eh si perché loro sono un popolo per cui tenere dietro a più di una subordinata è troppa fatica, così come mettere insieme un condizionale con un congiuntivo in una frase ipoetica. E che enorme regalo fanno i giornalisti a Busi a ignorare l’esistenza di “E baci”: troverebbero il modo di snaturarlo e Noi invece vogliamo che resti una chicca per Noi e non una perla ai porci per Loro.

Calendario UDI

17 Gen

Ma che delizia il calendario dell’U.D.I. di quest’anno!!

Mi rammarico di non averlo potuto ammirare prima a motivo della mia ignavia che ha deciso di far iniziare il 2014 solo oggi. Innanzitutto sono davvero compiaciuta di non vedere nominati i santi, ad eccezione delle feste comandate (laicamente e diligentemente festeggiate) e di San Valentino, perché è inutile che ce lo nascondiamo, potremmo anche essere emancipate, ma sotto sotto siamo delle inguaribili romanticone, che sognano e sperano – tutte tutte tutte – che il 14 di Febbario, il nostro/a fidanzato/a ci infili un pizzino amoroso nella borsetta, che ci arrivi a casa con una rosa e ci porti fuori per una cena a lume di candela.

Che dire poi della segnalazione del cambio dei segni zodiacali, non mi stancherò mai di dire quanto tale scienza sia esatta.

E la finezza del calendario lunare? Una cortesia davvero gradita alla sottoscritta che sempre si dimentica di quando le viene il ciclo, di quando è meglio che non faccia dolci col lievito, se e quando può lavarsi o tagliarsi i capelli, e che sarebbe stata altrettanto gradita alla mia povera nonna per sapere quando piantare le zucchine, e a tutte le donne per prepararsi al Sabba.

Strepitose anche le immagini: iniziamo con una venere che emerge dalle acque; passiamo per la celebrazione del fiore per l’eccellenza, la mimosa (io non so voi, ma per me l’8 marzo la gioia che non contengo è quella per i colleghi maschi che non si scordano mai di portarmi svariati mazzetti di simpatici pallini gialli, a volte già mezzo moribondi, ma insomma è il pensiero che conta); proseguiamo con la celebrazione di tutti i simboli imperituri della caratteristica che sola fa di una donna una Donna, ovvero la fertilità (e dunque via madri terre, cerchi della vita ecc, ecc, ecc); finiamo infine con l’audace fotografia di Giugno in cui giganteggia qualcosa che assomiglia a una vulva, ma che invece è una palma, definita per l’appunto come simbolo della potenza creatrice femminile.

Che finezza.

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