Il Ventennio del nostro scontento.

17 Mar

Sono vent’anni che è così!

Negli ultimi tempi questa frase l’avrò sentita migliaia di volte. Non c’è un dibattito televisivo in cui presto o tardi qualcuno non la pronunci.
Le nostre scuole mancano di manutenzione da almeno venti anni, è l’ultima che ho sentito pochi giorni fa.

Ora, in Italia far riferimento a un ventennio fa venire in mente automaticamente il Fascismo. Se poi pensiamo a Berlusconi, l’assoluto dominatore dal 1994 in avanti, l’equazione è bella che fatta.

Il livello culturale del popolo italiano si è degradato negli ultimi venti anni.                                                                                                                                                                                           Negli ultimi venti anni l’immagine della donna si è mercificata al punto da diventare un oggetto.
Sono vent’anni che la classe dirigente di questo paese non ha più il senso della realtà.                                                                                                                                     Da vent’anni non ci sono stanziamenti sufficienti per la cultura e il patrimonio artistico.
Da venti anni a questa parte l’etica pubblica si è andata sgretolando.

Etc, etc.

Credo che in breve diventerà un modo di dire, la useremo per indicare tutto quello che non va o che ci indigna.
Il Postamat è fuori servizio! Eeeeh sono vent’anni che non funziona niente in questo paese.
Questo quadro moderno non lo capisco.. Ehhhh sono vent’anni che l’arte non vuol dire più niente.
In TV non ce mai niente di interessante… Ehhh è da vent’anni che non fanno niente di bello.
Ma è possibile che siano tutti così maleducati i giovani d’oggi? Ehhh è da vent’anni che non sappiamo più cos’è il rispetto.
Una volta le girelle erano più grandi… Ehhh da vent’anni a questa parte si è tutto rimpicciolito.

E chi più ne ha più ne metta.
Ascrivere al periodo di Re Silvio il peggio della decadenza etica-intellettuale-politica e culturale del Belpaese, mi duole scriverlo, è l’unica mesta conquista di questa sinistra zoppa che mi viene in mente. Una sinistra che non ha più respiro, che non ha più visioni e a cui gira la testa da almeno vent’anni (ecco appunto).
L’unico frutto della (blanda, blandissima) opposizione politica a un personaggio divenuto via via sempre più impresentabile è di essere riuscita a fare l’equazione: Berlusconi = il ventennio del nostro scontento.
Effettivamente un po’ poco.

Nel 1994 avevo 16 anni e non capivo nulla di politica, non leggevo niente, non mi interessavano le ideologie, né discutere dei massimi sistemi. Ero felicemente inconsapevole di tutte le complicazioni del vivere civile, dei compromessi della polis, della portata (in)culturale del pop in politica, del veleno della superficialità nella società, dello sfacelo del trash a tutti i livelli.
Ma è stato proprio nel ventennio berlusconiano che si è costruito il mio pensiero critico e ho il vago sospetto che non si sarebbe strutturato così radicalmente se non ci fosse stato lui e tutto quello che rappresenta. In più sono cresciuta nel Nord Est e in quegli stessi anni emetteva i primi rutti la Lega Nord.
Chissà forse non sarei la persona che sono se non avessi avuto modo di capire quanto le persone non aspettano altro che di semplificare, mistificare, inventare e travasare concetti in bottiglie che non sono le loro.

Negli ultimi vent’anni milioni di connazionali si sono finalmente sentiti legittimati a fare il coming out e hanno dichiarato che la complessità in politica è roba da intellettuali snob, gente che non serve a nulla. Credo sia questa l’origine dei danni: aver pensato che chi costruisce il pensiero sia superfluo. Sono vent’anni che nessuna riflessione viene presa sul serio e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

Quanti danni economici e sociali ha fatto e continuerà a fare il concetto tanto subdolo quanto devastante di uno Stato che deve essere amministrato come un’azienda e che, come un’azienda, ha la fissazione del contenimento dei costi e delle quadrature di bilancio a scapito della sua natura ontologica che dovrebbe essere quello di erogare servizi, di garantire le minoranze, di facilitare lo sviluppo civile etico sociale di ognun*?

Quanti danni morali e civili ha fatto e continuerà a fare la convinzione che l’etica privata non ha a che fare con l’etica pubblica? Come è possibile affidare uno Stato alla guida di una persona a cui, se fosse stato il nostro vicino di casa, non avremmo chiesto non dico di fare compagnia alla nostra nipotina, ma nemmeno di annaffiarci i fiori in Agosto? E quanto è triste strabuzzare gli occhi per la sorpresa leggendo che il  presidente del Bayern di Monaco  rinuncerà a ricorrere all’appello, poiché ammete di aver sbagliato nell’evadere il fisco e dichiara di essere pronto a pagarne le conseguenze andando in carcere?

Quanti danni intellettuali ha fatto e continuerà a fare il perfido sodalizio Stato-Chiesa, in cui uno stato definito laico ha demandato il discorso sulla morale a un organo confessionale, omettendo metodicamente di intervenire per far rispettare la pari dignità di tutte le visioni e percezioni del mondo e le elaborazioni che deviano da quella ritenuta dominante?

Quanti danni politici ha fatto e continuerà a fare la confusione fra democrazia e dittatura della maggioranza che si fa strada pericolosamente in un erede “intellettuale” di Berlusconi di nome Beppe, e che fu della Lega vent’anni fa?

Chiudo riprendendo la citazione da cui sono partita: ora l’inverno del nostro scontento/è reso estate gloriosa/da questo sole di york

Speriamo che sto sole, se mai sorgerà, non ci bruci lasciandoci in un deserto.

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2 Risposte to “Il Ventennio del nostro scontento.”

  1. IDA marzo 17, 2014 a 6:21 pm #

    Nel farti i miei complimenti per il bel post, vorrei fare una precisazione: Lo stato Italiano, è uno stato laico. Nei tempi e nel modo voluto e desiderato dalla chiesa..
    Sul presidente del Bayern Monaco, dimostra che aveva ragione Antonio Albanese: “Le tasse sono come la droga; le paghi una volta, anche solo per provare, finisci che ti prende la voglia..qua tasse non se ne pagano.. “

    • Michela Poser marzo 17, 2014 a 6:33 pm #

      Cara Ida ti ringrazio. Sì forse la definizione giusta sarebbe “stato confessionale con vaghe tendenze al laicismo”… o tempora! o mores!

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