Le cose cambiano

23 Mag

Oltre a essere il titolo di questo libro che consiglio di leggere, (e che se fosse per me farei girare nelle scuole altro che mazzucco, mazzantini e serbelloni vien dal mare) è anche un progetto nato in america e trapiantato poi anche in Italia.

Nel 2010 negli States nel giro di pochi mesi si suicidarono 5 ragazzi gay.

Questo ha spinto Dan Savage e Terry Miller a registrare una sorta di videomesaggio in cui raccontare la propria esperienza di vita in quanto omosessuali, delle difficoltà incontrare, degli ostacoli affontati, nella lodevole e condivisibile ottica che raccontare la propria esperienza dà forza e coraggio a chi crede che non sarà mai in grado di affrontare le medesime avversità.

Un modo insomma di dire “se ce l’ho fatta io ce la puoi fare anche tu”, ma soprattutto un’esortazione a chiedere aiuto, a parlare con qualcuno perché potrebbe salvarti la vita.

Diversa è stata la risonanza che l’iniziativa ha avuto negli Stati Uniti e in Italia, of course.

Nel libro c’è un messaggio di Obama scritto appositamente per questo progetto, leggendo il quale io mi sono commossa e per un momento mi è dispiaciuto non essere cittadina americana perchè immagino l’emozione che una persona che crede ancora in determinati principi può correre il rischio di provare sentendosi fiera del proprio presidente e della propria nazione. Un sentimento che ho solo sfiorato vedendolo correre sulla pelle degli altri, respirandolo dopo che l’avevano respirato gli altri, quando da piccola vivevo in Germania, ad esempio.

Non ricordo, nei miei trentasei anni di vita, di aver mai sentito un discorso di un qualunque leader politico nostrano che mi abbia smosso un minimo moto in petto, mai una volta che mi sia sentita rappresentata sul serio, mai una volta che mi sia sentita fiera di appartenere a una visione comune, mai una volta che non sentissi la vuota retorica di parole usate perchè si deve, ma mai con vera convinzione, mai una volta che mi sia sentita vibrare per il richiamo ai valori di un popolo, di un modo di stare al mondo. Sentimenti di unità nazionale strozzafiato e spargilacrime che ho provato solo nettamente quando la Belmondo vinse l’ultimo oro della sua carriera arrivando stravolta al traguardo, e per un editoriale di Napoletano sul sole 24 ore di qualche anno fa che mi fece capire quanto ami questo paese a dispetto di tutti quelli cercano di farmelo detestare.

Sia chiaro, non mi sfuggono e non mi è sono mai sfuggite nemmeno un secondo, le enormi contraddizioni delle varie enduring freedom e coloniolismi vari e eventuali,  e quindi questo non è di sicuro un elogio dell’America, ma mi preme qui sottolineare la diversa concezione di democrazia che si sente sia nel messaggio di Barack Obama che in quello di David Camerun, anch’esso contenuto nel volume.

Perchè richiamano la solidarietà, il senso di appartenenza a una grande nazione il cui compito è non lasciare indietro nessuno, perchè affermano che ognuno ha diritto alla ricerca della propria felicità, perché dicono chiaramente che nessuno merita biasimo, ingiurie, offese, percosse per la diversità che vive e che lo anima, perchè ribadiscono che tutti, tutti, tutti in una nazione democratica devono sentirsi al sicuro, perchè la difesa della libertà di ognun* è uno dei primi e più grandi compiti di una democrazia, perchè dicono chiaramente che sgretolare la disciminazione è la sola cosa che rende le nazioni posti migliori in cui stare e che una democrazia è tale se difende le minoranze che la abitano dalle violenze.

Punto.

Non c’è nessun ma, nessun però, nessun distinguo.

Invece nel belpaese se qualcuno difende i diritti civili o si batte per essi, per prima cosa pensiamo che le questioni davvero importanti sono altre e dunque – per carità che non perdiamo tempo a pensare a ‘ste sciocchezze – , poi pensiamo che coloro che difendono e rivendicano diritti per tutti saranno per forza gay e allora li guardiamo anche con un pochettino di condiscendenza oppure di imbarazzo per tanta ostentazione se per caso si dichiarano.

E poi mi viene in mente anche Marazzo che andò a cospargersi il capo in ritiro dai preti dopo la vicenda trans, o anche Vendola che mai ha parlato chiaro come Obama o Camerun e che quando parla di sé, ci tiene comunque a dare una lisciatina in vaticano.

Ma mi viene in mente anche che nel 2014 non avremo un Italia un pride nazionale, ma tanti piccoli e frammentati praidinetti sparsi.

E non me lo leva dalla testa nessuno che fa parte del dna del popolo italiano, preferire la gloria e la ribalta dei propri cinque minuti per sé e il proprio orto che la rinuncia alla visibilità singola per quella collettiva. Che preferiamo sempre e comunque curare gli interessi nostri che rinunciare in vista di altro, che non abbiamo poi tanti turbamenti morali a accettare qualunque cosa se questo ci dà potere.

Che saremo sempre abbacinati dal fascino di un’ora da primadonna che da una vita di anonima civiltà.

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2 Risposte to “Le cose cambiano”

  1. ammennicolidipensiero maggio 23, 2014 a 4:43 pm #

    o che abbiamo sempre e comunque tra i piedi (anzi, nella pancia) il vaticano, e millemila anni di storia pregna del peggior baciapilismo che questo pianeta possa ricordare?

    (“Che saremo sempre abbacinati dal fascino di un’ora da primadonna che da una vita di anonima civiltà.” posso citarti più e più volte?)

    • Michela Poser maggio 23, 2014 a 5:00 pm #

      Non mi istigare che mi ero detta “per un post tento di calare un filino l’anticlericalismo”…

      Mi fai solo un onore a citarmi, caro ammenicoli.

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