Sentinelle in piedi a Ferrara

24 Giu

Bene!, qualche ferrarese deve aver sentito il bisogno di portare le “Sentinelle in Piedi” anche nella mia città di adozione, dove mi auguro vivamente che passeranno sotto silenzio. Certo, saranno nella piazza centrale della città alle sei del sabato pomeriggio, qualcuno le noterà pure, ma forse si chiederà se sta vedendo un’iniziativa di invito alla lettura o a una performance di teatro sperimentale. Che altro senso dare sennò a un gruppetto di persone in piedi, distante due metri una dall’altra, che per un’ora stanno immobili con un libro in mano?

A leggere le scarne notizie contenute nel loro sito, si apprende che le Sentinelle si autodefiniscono apolitiche e apartitiche. Può darsi che queste signore e questi signori non abbiano in tasca la tessera di qualche partito, ma di sicuro conducono una battaglia, tutta ideologica, contro le rivendicazioni dei diritti delle persone gay, lesbiche e trans. Perché se è vero che il senso della loro messinscena sarebbe quello di vegliare sulla libertà di espressione e opinione, la stessa si declina solo ed esclusivamente sul tema della negazione dei diritti per gli/le omosessuali.

Le “Sentinelle in piedi” nascono come versione italiana di un movimento francese, i Villeurs Debout, che “denuncia le leggi che distruggono l’Uomo e la Civiltà” e, manco a dirlo, le leggi incriminate sono quelle che istituiscono il matrimonio fra persone dello stesso sesso, che regolamentano la possibilità di adottare da parte delle medesime e che tutelano i diritti dei figli di coppie omosessuali. Questi sono per le Sentinelle, e per i loro fratelli francesi, il male assoluto che farà sprofondare la civiltà umana nelle tenebre se non si protesta subito e non si blocca immantinente qualunque visione pluralista, includente e laica della società.

Oltre ai frusti e logori argomenti che lor signori usano (con un bla bla bla continuo su famiglia, natura, genere, Uomo e donna), si sono specializzati a fare i martiri su ciò che loro chiamano “diritto di opinione”. Si legge sempre sulla pagine internet che le Sentinelle sono nate per impedire l’approvazione della legge Scalfarotto (ddl omofobia) che, a detta loro, sarebbe una legge liberticida che prevedrebbe addirittura un anno e sei mesi di carcere per chi si dicesse contrario alle unioni civili. Per rendersi conto di quanto sono false e tendenziose affermazioni del genere basta leggersi le prime due pagine del ddl in questione, che ben chiarisce quale sia l’ambito penale di applicazione della proposta di legge (che nella fattispecie mira all’estensione della legge Mancino anche ai reati commessi per omofobia).

Voglio rassicurarli, non solo la legge Scalfarotto è sepolta al Senato e la ritroveranno solo i posteri, ma a parere di chi scrive non avrebbe impedito a nessuno di esprimere una opinione, per quanto becera, ma anzi l’avrebbe legittimata grazie all’emendamento Gitti che di fatto vanifica tutta la legge poiché consente a qualunque organizzazione sia essa politica, culturale, religiosa di dire e esprimere e diffondere qualunque sproposito, tanto quella non è discriminazione (leggere per credere!). E quindi care Sentinelle personalmente sono la prima a sperare ardentemente che la legge Scalfarotto non veda mai la luce, non con quell’orrido emendamento.

Insomma le Sentinelle in piedi sono terrorizzate dalla prospettiva un domani di non poter più dire che i gay, le lesbiche e i trans sono malati, che la loro è una perversione psichica, che hanno squilibri ormonali, che sono un abominio, che sono maschi o femmine mancate, che non possono essere genitori.

Un po’ come se sentissimo qualcuno dire che è molto seccato di non poter dire liberamente che i negri sono sporchi, puzzano e hanno una intelligenza inferiore.

La tentazione del muro contro muro, è forte, la tentazione di andare nella stessa piazza a contro manifestare è quasi invincibile, ma non lo farò. Primo perché darei loro l’occasione di lamentarsi per il fatto che non li si lascia manifestare in pace, e secondo e più importante, perché il 28 Giugno è la data più importante del movimento lgbt mondiale. Era il 28 Giugno 1969 quando a New York un gruppo di frequentatori/trici di un bar gay si oppose alla violenza delle retate della polizia in quella che è passata alla storia come rivolta di Stonewall. E’ partita 45 anni la nostra lunga strada verso la liberazione dai pregiudizi, dagli stereotipi, dalla violenza, dai soprusi e dalle discriminazioni. Quindi non sprecherò un giorno così importante a vedere questi fantasmi in piazza, ma andrò al pride di Venezia per contribuire nel mio piccolo a cercare di sfondare una volta di più quel muro di invisibilità che ancora impedisce una vista serena a molte persone gay lesbiche e trans di questo paese.

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