Donne che odiano le donne

8 Set

Ho recentemente letto un articolo di un giornalista americano che, da uomo, spiega a altri uomini cos’è la cultura dello stupro e quali sono i principali effetti sulle donne, primo fra tutti il sentirsi costantemente vulnerabili. E’ infatti esperienza comune a tutte le donne che conosco e anche mia il senso di disagio, per non dire di paura, che ognuna ha provato almeno una volta nella vita, tornando a casa la sera a piedi da sola e sentendo dei passi dietro di sé. Deve essere una specie di memoria di genere latente: il pensiero di poter subire una violenza balza alla coscienza in un attimo.

Le prime parole dell’ articolo dicono: Se sei un uomo, allora sei parte della cultura dello stupro.

E io aggiungo: anche se sei una donna, perché essere donna non è di per sé garanzia di un bel nulla. Le persone più chiaramente misogine che io abbia mai conosciuto sono donne.

Salterò a piè pari l’intero impianto giustificazionista e vagamente psicoanalitico che invita a considerare che le donne misogine odiano prima di tutto sé stesse. Sarà, ma non me ne frega nulla, non più. A furia di comprendere certi atteggiamenti si finisce col diventarne complici. Le misogine hanno un problema con sé stesse? Be’ che facciano qualcosa per risolverlo invece che dare il loro immancabile contributo, ogni laico giorno che il Sole manda sulla Terra, a mantenere e ingrassare la cultura dello stupro. Mi sto accorgendo sempre più spesso, nei microcosmi lavorativi o nei microcosmi sociali, quanto la maggioranza delle donne non sia ancora in grado di contrastare questa cultura.

Esistono casi di connivenza eclatanti con la cultura dello stupro da parte di quelle donne che in fondo ritengono che il loro corpo e la loro psiche siano fatte apposta per sopportare colpi e ferite, e che cedono, di malavoglia ma di loro spontanea volontà, un pezzetto di sé da brutalizzare, perché così è la vita. Donne che accettano la prevaricazione maschile come naturale, come un accidente sostanziale dell’esistenza, donne che pensano, ad esempio, di essere tenute alla sopportazione di ogni tipo di comportamento sessuale e non da parte del compagno/marito , ritenendo sinonimo di bontà, se non di dovere, accettare pacificamente i tradimenti, ad esempio, o assecondare le insistenze o le fantasie o le idee, anche se non sono le proprie, e continuare a nutrire per il compagno/marito gli stessi sentimenti di sempre. Sono quelle donne che imputano alle donne la colpa di essere state stuprate, perché l’uomo è uomo e se la donna lo provoca…, perché l’uomo è cacciatore e la donna preda, perché una volta non succedeva, perché adesso c’è troppa libertà, perché l’uomo ha una sessualità esuberante, la donna invece non ne possiede se non di riflesso. E quanto sono feroci fra loro nel misurare una con l’altra la lunghezza di una gonna o la linea di un sandalo, o il tipo di trucco, col giudizio estetizzante sempre in bocca, o comunque, nei pensieri (se riuscissimo a imparare la solidarietà globale femminile, il mondo sarebbe di certo un posto migliore).

Donne che ritengono donne depotenziate quelle che non sono madri, e che, da madri, tendono a considerare quelle che non lo sono come delle eterne adolescenti, sempre e comunque figlie e mai donne alla pari.

Donne che fanno ironia sulle violenze sessuali, ignorando che magari fra chi le ascolta c’è chi quella violenza l’ha dovuta subire e non ci trova niente da ridere, dimenticando essa stessa di avere un utero.

Donne che affermano che una delle principali virtù femminili è saper cucinare bene (per un periodo ho guardato L’eredità, il gioco su rai uno prima del TG. Ricordo le domande del conduttore ai mariti sulle virtù delle proprie mogli, e la risposta “sa cucinare molto bene” era talmente insistita ogni giorno anche più volte nel corso della stessa puntata, da essere perfino grottesca. Chissà quante stelle c’ha la Gran trattoria Moglie&Madre sulla Guida Michelin), rammendare bene, pulire bene, stirare bene.

Ma la connivenza è spesso molto più sottile, ed è schiacciante, in tutte quelle volte (complice mille volte anche io) che non si prende la parola per dire di essere in disaccordo, per tutte quelle volte che con il silenzio si avvallano battute, comportamenti, concetti, parole. Per tutte quelle volte che non si trova il coraggio e la sicurezza di sé per far notare i mille rivoli in cui si esprime la violenza della cultura misogina ogni giorno tutti i giorni.

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5 Risposte to “Donne che odiano le donne”

  1. ammennicolidipensiero settembre 9, 2014 a 5:51 pm #

    hai toccato con delicatezza, profondità, serietà una questione altrettanto delicata. apprezzo molto.

  2. Giorgeliot settembre 9, 2014 a 10:58 pm #

    quoto tutto.

  3. Paolo Scatolini settembre 22, 2014 a 9:24 am #

    nessuna donna, madre o no, dovrebbe giudicare un’altra solo perchè non lo è o lo è. Nè offenderla se si trucca o meno

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