Bagni pubblici fra Italia e Austria

21 Set

Se anche voi come me vivete nella perpetua dimenticanza del vostro ciclo mensile e tutte le volte vi stupite che sia già arrivato il momento, e  vi dite che non è possibile, che non possono essere già passate quattro settimane e avete la stessa reazione che avete avuto la prima volta di fronte al menarca, e di conseguenza quasi mai avete a portata di mano un assorbente al momento opportuno e andate in prestito da colleghe e compagne di squadra, non potrete non apprezzare, come ho apprezzato io, il fatto che in bagno aperto al pubblico di un hotel ai piedi dello Zettersfeld, Austria, ci fosse un cestino rifornito di tutte le assorbenze che vi possono venire in mente: interne (sia tampax che obb), esterne, con ali, senza ali, lunghe, corte, profumate, naturali e chi più ne ha più ne metta. Finora è la prima volta che mi capita di imbattermi in un servizio del genere sicché sono rimasta un buon minuto imbambolata di fronte al grazioso cestinetto, e quasi mi sono rammaricata (bugia retorica, of course) di non averle, le mestruazioni, perché mi pareva un vero peccato non poter omaggiare la cortesia dell’esercizio pubblico e mostrare il mio gradimento.

Di ritorno in Italy, qualche giorno fa mentre facevo un giro dentro a un noto ipermercato ferrarese, mi è capitato di osservare i bagni pubblici di quel posto: di sicuro rifatti a nuovo con tutto un arabesco di mosaici turchesi e marini, la parete ondulata a simulare un onda e il disegno di una sirena per la parte che riguarda le donne e di un tizio intento a nuotare a rana per la parte maschile. E così le insegne: dalle donne l’effige di una sirena, dagli uomini l’effige di un uomo, semplicemente. Ora non mi aspettavo di certo i trovare degli assorbenti gratis, ben inteso, sebbene penso che sarebbe gradita a una nutrita schiera di donne (per i motivi di cui sopra) magari un distributore automatico per le emergenze, del tipo 50 cent e un lines. Ma non ho potuto fare a meno di pensare che da noi la donna è sempre altro da sé, non è mai solo se stessa, è sempre anche trasfigurata in altro, sirena o strega poco importa, il meccanismo è il medesimo. Non ci avrei pensato se l’insegna degli uomini avesse raffigurato un centauro o il minotauro perché a quel punto la chiave di lettura mitologica sarebbe stata immediata e paritaria, invece l’Uomo è sempre Uomo, la Donna è spesso qualcos’altro. In questo caso una sirena che se defeca lo fa in fili dorati mentre ancheggia nel mare, che praticamente non te ne accorgi,  e che naturalmente non ha nessun altra secrezione mai nella sua mitologica vita, meno che mai potrebbe pensare di poter non dico indossare (dove se lo mette?) ma nemmeno contemplare l’esistenza di cose come “gli assorbenti”. Fa anche questo parte della mitologia moderna della donna, un essere angelicato che in bagno ci va solo a mettersi la cipria o due gocce di profumo.

Piccola nota a margine: per sapere se avete varcato il confine fate un giro nei bagni delle stazioni di servizio, più sono inaffrontabili più potete stare certi di essere su suolo italico. Che centri qualcosa la nostra endemica propensione all’appalto “turbato” per cui si pagano i potenti per l’assegnazione del servizio piuttosto che il servizio stesso?

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