Cattolicità obbligatoria e religiose meraviglie

4 Gen

Mi è capitato spesso nel corso degli anni di sentirmi chiedere se ho una religione, se credo in qualcosa. La mia risposta standard  è che sono atea, e standard è anche la malcelata reazione compassionevole dei credenti che trovano davvero triste che io non abbia la fede, mentre loro sì e con questo credono di avere segnato un punto a loro favore circa la loro superiorità morale e umana.

Al mio paesello era meglio se ti dichiaravi drogata che non credente.

E’ un fenomeno che potremmo descrivere come cattolicità obbligatoria. Un fatto dato per scontato, un postulato o un assioma vigente nei piccoli paesini dell’entroterra veneto – detto per inciso è per questo motivo che  il Nord-est ha avuto una serie complicata di extrasistole quando ha capito che esistevano davvero altre religioni, non solo nella narrazione fantastica di chi aveva varcato i confini della Padania, e si è barricata dietro al crocifisso ad ogni costo, facendone il simbolo della resistenza all’invasione dello straniero  (d’altronde  “Il Piave mormorava…” anche se un tempo, perché adesso con la Lega sbraita).

Invece a me ‘sta storia di concezioni angeliche, di camminate sulle acque, di ascese celesti non è mai parsa plausibile, nemmeno a cinque anni e prendevo le lezioni di catechismo come una noia fra le tante come sparecchiare la tavola, fare i compiti, buttare la spazzatura.

Mi ricordo però della prima cosa che ha acceso la mia mente di stupore, ed è stata la lezione di scienze in cui ci spiegarono le origini della vita sulla terra: la professoressa ci disse che dovevamo immaginare una brodaglia primordiale che conteneva tutti gli elementi che poi sarebbero serviti per dare vita ai primi organismi e che ciò era forse avvenuto  attraverso una specie di innesco, una scintilla o qualcosa di simile.

Adamo e Eva mi parvero subito favole per infanti e ricordo che passai i mesi successivi a informare tutti di come erano andate veramente le cose. Tutti dovevano sapere, non solo io. Tutti dovevano sapere che esistevano spiegazioni alternative a quelle che comunemente si davano per buone. Stranamente, dagli adulti, ricevevo solo sorrisetti accondiscendenti, buffetti sulle guance o ironica ammirazione, mentre l’argomento era preso molto seriamente fra i miei coetanei, sicché e io e qualche altro cominciammo a essere visti come un pericoloso nucleo di atei materialisti. Ma questa è un’altra storia.

Ora come i credenti mettano dentro di sé la conciliazione fra scienza e fede, non è affare che mi riguardi, ma mi riguarda invece la riconquista di una parola che è religiosità.

Il motore primo di tutto le scoperte dell’umanità è lo stupore, ed è lo stupore ciò che filosof* e scienziat* hanno sempre inseguito. Uno stupore di fronte all’esistente che si percepisce chiaramente negli scritti dei filosofi greci antichi e che è intatto nei grandi fisici teorici del nostro tempo; uno stupore che cambia per sempre la visione delle cose, perché è la porta d’ingresso per un’altra dimensione della comprensione.

Oggi sappiamo ad esempio che il nostro universo ha avuto origine da qualcosa di minuscolo, la teoria de Big Bang riconduce l’immensità del tutto a qualcosa di più piccolo di un uovo. A pensarci c’è da perdere il senno, come c’è da perdere il senno a pensare al fatto che a cavallo di un raggio di luce, il tempo non scorre, è fermo immobile in una posa molto simile all’immortalità, anzi all’eternità. E non è stupefacente che nel guardare la volta notturna, stiamo guardando l’istantanea di un passato remotissimo che allo stato attuale delle nostre conoscenze, potrebbe anche non essere più?  E non sono incredibili le leggi del sub atomico per cui una particella ha le probabilità di essere in un punto qualunque dello spazio?  Che esiste e non esiste, che può attraversare muri, strade, corpi? E non c’e da restare tramortiti di meraviglia a sapere che forse gli universi paralleli sono una possibilità fisica, matematicamente esprimibile e che la natura della materia è con ogni probabilità radicalmente diversa da come la percepiamo?

Io non so trovare altra espressione che “religioso silenzio” di fronte a queste cose, come quando osservo nuvole o fiori disporsi secondo oggetti matematici noti come frattali. Religioso perché non è solo stupore immediato di fronte all’evento, ma è il senso di qualcosa di ulteriore e ignoto che sta dietro a questa trama, ma senza finire nella fede.

La scienza moderna si basa su teorie definite in termini di probabilità, ciò significa che è sempre aperta a un ulteriore, a un diverso, ad altro. La fede invece, la fede che vorrebbe imporre il magistero della Chiesa, si compone di assoluti, di verbi di Dio, di definitività immobili, non investigabili né criticabili.

Per questo sono felice di non avere la fede, ma una costante tensione alla ricerca della meraviglia dell’esistente.

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2 Risposte to “Cattolicità obbligatoria e religiose meraviglie”

  1. Stefi marzo 4, 2015 a 11:08 pm #

    Grazie Michela per questa seria e profonda riflessione che condivido e sottoscrivo. Mi riconosco in ogni singola parola, il tuo vissuto è anche il mio, le tue consapevolezze e la tua continua ricerca mi appartengono.

    • michela poser marzo 4, 2015 a 11:21 pm #

      Grazie a te per l’apprezzamento e la vicinanza di pensiero. 🙂

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