Degli inconvenienti del gioco del pallone e dell’uso dei bagni pubblici pur portando gli orecchini

10 Apr

Un giorno mia madre mi spedì a prendere un pacco di pasta al negozio italiano (eravamo infatti in Germani a fare gelati), il quale sarebbe stato piuttosto lontano se giudicato coi parametri dei miei sette anni di allora, se non fosse che io non ero più una semplice bambina a piedi, ma ero da poco diventata una tecnologica bambina coi pattini, e questo cambiava notevolmente le mie idee riguardo le distanze. Condizione per l’uso dei suddetti era che indossassi i pantaloni corti poiché mia madre era stufa di mettere toppe all’altezza delle ginocchia in quelli lunghi e in definitiva giudicava più pratico – che i veneti questo sono: pratici – che io me le sbucciassi ché tanto, diceva, le ginocchia guariscono senza bisogno di ago e filo. Ancora meglio per la verità, diceva, sarebbe stato che mi mettessi una di quelle larghe e ampie gonne che languivano nell’armadio, così oltre che comoda sarei stata anche fresca. Sotto le gonne passa l’aria, sotto i pantaloni no, diceva lei ammiccando mammescamente.

Ma stiamo scherzando? Replicavo io già allora diffidente verso le richieste fatte con quel tipo di seduzione, Dove si è mai vista una pattinatrice seria con i gonnelloni?

Nella mia testa infatti, dall’alto dell’innocente onnipotenza e indiscussa bravura che io mi attribuivo a quell’età, mi avviavo a essere una professionista di quello sport, e ne avevo ben donde visto che ero l’unica bambina in grado di competere con i maschietti miei coetanei. Già mi vedevo mentre in mondovisione milioni di persone assistevano alle mie vittorie.

Comunque, accantonando per il momento quei pensieri di gloria, mi concentrai sul tragitto che dovevo percorrere e copertolo in quello che giudicavo un tempo da Olimpiadi, arrivai al negozio, entrai, presi al volo il pacco di pasta e filai verso la cassa impaziente di tornare indietro per vedere se ero in grado di fare un tempo migliore che all’andata. Davanti a me c’era una tipica donna tedesca di una età indefinibile sopra i 35 anni. Mentre faceva il conto a lei, Nino, il commerciante, che mi conosceva da quando ero nata, si rivolse a me chiamandomi fraulein.

La donna ebbe una repentina torsione del busto di 90 gradi alquanto sorprendente data la mole e con la stessa faccia mezzo scandalizzata e mezzo orripilata che se avesse visto un maiale infilare il muso sotto le gonne di sua maestà britannica, esclamò:

FRAULEIN??!

Nino si era sbagliato secondo lei, secondo lei io ero un ragazzino e non certo una signorinella e cercò di convincere sia me che lui dell’evidenza di questo fatto. Nel breve scambio che seguì fra i due l’argomentazione decisiva a favore della mia appartenenza di genere la trovò Nino e fu che indossavo gli orecchini. Ricordo che mentre loro sbrigavano la faccenda, mi accorsi con uno certo stupore che vere e proprie fiamme si stavano arrampicando sulle mie guance e in meno di un secondo raggiunsi il colore dei papaveri. Frattanto fui colta da l’istintivo desiderio di scappare, ma non lo feci. Prima di tutto per convenienza visto che senza pasta sarei rimasta senza pranzo, e avrei sicuramente guadagnato un’urlata di mia madre, e poi perché un istintivo moto di orgoglio mi diceva che dovevo rimanere lì e fare finta che lo sguardo di quella donna in fuseaux a pois, maglietta a righe e calzini bianchi infilati negli zoccoli ortopedici non mi aveva toccato per niente.

Tornando a casa, invece di pensare a battere record olimpici, pensai ai miei orecchini come a degli speciali amuleti della femminilità che sarebbe bastato tenere sempre accuratamente in vista per evitare altri simili inconvenienti.

Va da sé che se non sono diventata una campionessa dei pattini la colpa è di quella donna che mi ha tolto la concentrazione durante il primo giorno dei miei allenamenti, e questo, è risaputo, è deleterio per un’aspirantete atleta olimpica.

Anni dopo, ritornata in patria, mi diedi alla corsa campestre, ma soprattutto al calcio. La cosa divenne argomento di discussione delle comari del mio borgo, durante lo sguaiato filò che facevano sedute sui muriccioli le sere d’estate. Le eleganti signore presero a disquisire sul fatto che, ne erano certe, una volta che fossi diventata signorina avrei finalmente smesso di fare il maschiaccio. Presero dunque, a partire dai miei undici anni, a chiedermi a intervalli regolari se il lieto evento fosse infine avvenuto.

Quanto a me quella oscura manifestazione che va sotto il nome di “menarca” non mi piacque per niente e infatti mi rifiutai decisamente di indossare quella cosa che sapevo che mia madre si metteva in mezzo alle gambe in quelle occasioni, principalmente per il fatto che lo trovavo indecente ma nel giro di una mezz’ora fui costretta ad ammettere che i risultati di un simile esperimento erano ancora più indecenti. Costretta a cedere a quell’affronto alla mia persona, passai il resto della giornata mortalmente offesa e terribilmente seccata con madre natura, oltretutto io avevo ancora i miei bravi orecchini attaccati alle mie brave orecchie e quello secondo me era più che sufficiente della mia appartenenza di genere senza che si aggiungesse anche quella scocciatura.

Rilevai che il mio ingresso nella consorteria femminile mi aveva conferito dei poteri stregoneschi: c’era il caso che le piante appassissero se le toccavi “in quei giorni”, c’era il caso che le torte non lievitassero se le facevi “in quei giorni”, non ti potevi neanche lavare i capelli “in quei giorni”, e un sacco di simili amenità.

Mi ricordo che a quel punto, alcune delle suddette comari vedendo che l’evento non mi aveva riportato all’ordine naturale delle cose in quanto persistevo a fare tutto quello che facevo prima, cominciarono a pensare che mi drogassi e sul mio conto cominciarono a circolare strane voci che misero in allarme mia madre al punto che già pensava di dovermi portare in comunità.

Ma tu pensa che sceneggiature escono da un semplice calcio ad un pallone, pensai.

Poi, ad un certo punto imperversò il piercing e fui costretta ad ammettere che gli uomini, oltre a quello dei capelli lunghi, ci avevano tolto anche il monopolio degli orecchini. Era il mio primo anno di università e io, in linea con la facoltà scelta, decisi molto filosoficamente di togliermi le anelle dalle orecchie e di tagliarmi i capelli. Più o meno nello stesso periodo alla stazione dei treni di Mestre incontrai una donna nei bagni pubblici che insistette fino alla molestia perché le facessi vedere la carta d’identità dato che mi rifiutavo di capire che dovevo andare nel bagno degli uomini. Tutte le altre almeno si fermavano prima, ma ciò non toglie il fatto che continuo a vedere nel bagno per signore un luogo da evitare il più possibile.

Singolarmente la querelle ebbe fine quando le dissi che non era proprio giornata per me per quel genere di seccature poiché ero pure mestruata, il ché mi indisponeva ulteriormente. Ciò ebbe l’effetto di lasciare la mia molestatrice senza parola, credo per il fatto che un uomo non avrebbe usato il termine “mestruata” con quella disinvoltura.

Comunque ho rinunciato a sperare nell’estinzione della “guardiana del bagno per donne”, dato che io ne incontro regolarmente un esemplare tutte le volte e ho finalmente trovato la tattica vincente. Consiste nell’esprimere il proprio sentire. Quando mi si spedisce nel bagno adiacente io rispondo “Bè sa oggi mi sento particolarmente donna”. Sia che capiscano lo sbaglio, sia che non lo capiscano ma che non vogliano mostrarsi politicamente scorrette con un uomo afflitto da problemi di identità, tutte si scusano e la discussione finisce lì, a meno ché non si incappi in una donna piena di altruismo e buona volontà che proprio non ce la fa a non aiutare il prossimo quando è in evidente stato di difficoltà e che allora si sente in dovere di darmi tutta una serie di consigli su come sarebbe bene che portassi i capelli e su come dovrei vestirmi per valorizzare la mia femminilità. Non si può avere una idea a che corsi di moda si può partecipare nell’anticamera della turca.

Annunci

10 Risposte to “Degli inconvenienti del gioco del pallone e dell’uso dei bagni pubblici pur portando gli orecchini”

  1. menteminima aprile 10, 2015 a 1:23 pm #

    Proprio bello questo racconto.
    Ci sarà mai pace? Io sono 182 cm, non ho manco i buchi alle orecchie, vivo a Mestre…

    • michela poser aprile 10, 2015 a 2:33 pm #

      Grazie menteminima! L’unica è farci dell’ironia 🙂

  2. MariCalic aprile 10, 2015 a 6:08 pm #

    Uomini con problemi di genere fatti entrare con tappeto rosso e donne con capelli corti inquisite? Ohibò che tristezza… Questa difficoltà al bagno pubblico è solo italiana o ti è capitata anche all’estero?

    • michela poser aprile 10, 2015 a 7:49 pm #

      Diciamo che all’estero per ciò che riguarda la mia esperienza, si fanno più i fatti propri, o magari si sentono meno autorizzate a dirti come devi fare/essere

      • MariCalic aprile 10, 2015 a 10:59 pm #

        Già, ho notato. È sano farsi gli affari propri.
        Colpa della poca informazione….

  3. giuliacalli aprile 10, 2015 a 7:09 pm #

    🙂 sarebbe stato troppo facile dimostrare la femminilità con i pattini ai piedi e coreografie leggiadre…a noi mestruate piace complicarci la vita!

  4. gypsyrose90 aprile 14, 2015 a 11:08 am #

    mamma mia, ma che disagio hanno le persone? Quando ero alle medie, mi facevo la cresta da sola, decisi di tagliarmi i capelli. andavo in giro con mia mamma e le chiedevano quanti anni avesse suo figlio. 😀 Lei si vergognava come un cane, io andavo fierissima della mia cresta, ma avrei voluto dar fuoco a tutti quelli che mi scambiavano per un maschio.

  5. lcorpaccini aprile 15, 2015 a 3:25 pm #

    Bellissimo racconto ma, mi raccomando, in futuro guardati sempre bene dalle signore dai 35 anni in su con fuseaux a pois, maglietta a righe e calzini bianchi infilati negli zoccoli ortopedici!!

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

wwayne

Just another WordPress.com site

Suprasaturalanx

Noci, miele, ricotta e molto altro!

Le 5 stanze

La "mia" poesia e la "mia" e la "mia". L'epoca e le sue poemie. P.Celan

Fuoridallarete

Since 1990

nessun armadio

coming out of the closet, coming into your life!

agenda19892010

The value of those societies in which the capitalist mode of production prevails, present itself as "an immense accumulation of commodities", its unit being a single commodity --- Karl Marx

menteminima

Vorrei poterne ridere.

iononsonosbagliata

"there's never been a better time than this"

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

Biblioteca Lesbica

Per la diffusione della letteratura lesbica in Italia

Prismi - Pensieri filosofici

Il sito di chi vuole pensare

Slumberland

"Little Nemo had just fallen asleep when an Oomp appeared who said, "You are requested to appear before his majesty, Morpheus of Slumberland."

Interno Poesia

Blog e progetto editoriale di poesia

giorgeliot

silly novels by lady novelists

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

Il nuovo mondo di Galatea

Diario ironico dal mitico nordest

Giovane Carina e Disoccupata

Blog sulla vita ai tempi della Disoccupazione

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

Smile Revolutioner

Living life like it's just one

paroladistrega

BARBARA GIORGI

Triskel182

La libertà è il diritto dell'anima di respirare.

VITA DA EDITOR

Interviste, recensioni e retroscena dell’editoria – a cura di Giovanni Turi

fiabeatroci

Fiabe Atroci - Blog contrario all'attualità e favorevole alla realtà

____________Mille Nuovi Orizzonti__________

Nasce dall'esigenza di dare qualche informazione utile sui mezzi di trasporto, ristoranti, guesthouse, luoghi e orari dei viaggi fatti.......lasciando la poesia alla fotografia

giramenti

libri e tiro dinamico

Womenoclock

WoMenoclock! About women, About men, for everybody. Wake up....and fight!

a Vuc's life

2016 - La vita

incroci de-generi

tra classe, razza, genere e specie

Un disinvolto mondo di criminali

Ci volete schiavi, ci avrete ribelli.

lafilosofiAmaschiA

filosofia d'altro genere per la scuola

paracqua

Un buco nell'acqua, mica facile a farsi

#Centonovantaquattro

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù

i discutibili

perpetual beta

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

Born again

Om Gam Ganpataye Namo Namah

Blockmianotes's Blog

quello che leggo, quello che vedo, quello che sento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: