Impressioni di Berlino

9 Lug

All’incrocio con le braccia conserte, una donna osserva la figlia percorrere, con la sua biciclettina nuova, prima il tratto che costeggia un piccolo prato e poi scendere il lieve pendio che si piega verso la ciclabile principale, quella che costeggia una strada a tre corsie in cui sfrecciano a gran velocità macchine di ogni cilindrata. Nel fare la curva la ragazzina un po’ sbanda, un ciclista che viene in senso contrario deve correggere la sua traiettoria guardandola in tralice, ma lei non se ne accorge, sta fissando felice la madre che la aspetta lassù all’incrocio, pedalando forte. La madre si congratula con lei e compiaciuta le dice “Visto? Non era poi così difficile”.

Nella stessa zona, a meno di un chilometro da Alexander Platz, mentre io arranco dietro a Hodrey, jack russell di quasi due anni, sperando che si sia svegliata della luna giusta e quindi ci risparmi la fatica di tenerla a bada per tutto il giorno,  vedo una donna di forse trent’anni vestita da jogging. Ha appena attraversato la strada tallonata dal pargolo suo di forse quattro anni che la segue, lui sì, come un cagnolino sulla sua bicicletta senza pedali. Lei alla corsa non rinuncia e nemmeno lui, se vuole stare con la mamma. Perciò forza, coraggio!, lo esorta lei.

La prima tappa è Alexander Platz, obbligatoria per chi alloggia a est. Una striscione su uno degli infiniti cantieri di Berlino, informa che ci passano 10mila persone all’ora. In sostanza tutta la città in cui vivo in una giornata, ho pensato. E be’ si sente. E’ una piazza di energia pura. Un continuo movimento ma non infestato da chiassi o schiamazzi. Una piazza in cui si esibiscono musicisti e cantanti, e dove abbiamo scoperto Elen una giovane cantante e il suo spiazzante album di debutto. E dove ho notato, patendo acuta invidia, che molti proprietari non hanno bisogno di condurre il cane al guinzaglio, perché si fermano a un cenno ai semafori, sono tranquilli e obbedienti, non attaccano briga con nessuno. Che sia la lingua? “Sitz!” suona più assertivo e perentorio di un “Seduta”? Forse sì.

A piedi per i quartieri della fu Berlino Est, dove sui palazzi rimane scritto che il capitalismo uccide, e qualche facciata di qualche casa è un vero capolavoro di colori, simboli e scritture, dove entri per qualche portoncino che ti porta dentro a un cortile che ne contiene un altro che ne contiene un altro e dove trovi uffici, piccole aziende, sartorie, laboratori, start up e teatri, e dove ti prendi giusto il tempo di una foto per non disturbare troppo, perché in fondo tu sei una turista e dunque, a conti fatti, un’ospite e un’intrusa, e torni sulla strada dove tutto rimane comunque ordinato e pulito come mai potresti pensare di trovare, senza scomodare Roma, nemmeno Bologna, nemmeno nella sua piazza più rappresentativa.

Su Postdamer Platz la sera calpesti la linea del muro, di più impatto dei pezzi di muro rimasti davvero ancora su, impressa sulla piazza e sulla strada, e passi la soglia per entrare in un’astronave di luci avveniristiche e dove pensi che di sicuro fra poco decolliamo verso un altro sistema solare e dove il nuovo, il luccicante, il moderno ingloba e include ma senza disperderlo, la vecchia facciata del vecchio hotel. Rimani a bocca aperta a guardare sopra di te la cupola illuminata che proietta in un altrove a tutto beneficio della tua immaginazione.

Prendi posto in una affollata pizzeria italiana, seguendo la guida che ti sei portata dietro e che dice che una capatina ce la puoi pure fare, specie dopo che per giorni non hai mangiato altro che wurstel, polpette, crauti, bollito, stinco e patate in tutte le salse, e le persone a fianco a te ti salutano, come ti salutano gli abitanti del palazzo sotto la cui pensilina del portone di ingresso ti stai riparando per via di un colpo di pioggia improvvisa.

Ma guai se da pedone metti un piede sulla corsia delle biciclette, o se da ciclista usi la pedonale. Non te le mandano a dire e se non stai attenta ti stirano.

O se ti metti a litigare per strada, almeno in tre chiamano la polizia prima che il diverbio diventi caldo.

Per cinque giorni ho cercato di capire l’atmosfera di questa città e una mattina, mentre cercavo di far comprendere a Mimì, bassotta di sette mesi, che è inutile sia tirare al guinzaglio che abbaiare a qualunque cosa semovente, ho pensato che Berlino è una città sicura del fatto suo, un posto che sa fare le cose come devono essere fatte, e che tira dritto per la sua strada. E subito dopo ho pensato che ci voglio tornare fra dieci anni per vedere dove l’avrà portata la sua evoluzione.

Concludi dopo aver partecipato al gay pride, che c’erano così tante persone che non hai visto la fine del corteo, ma le vacanze erano finite e bisognava rientrare. La sera prima avevi partecipato anche alla marcia lesbica, impensabile dalle nostre parti, partita dall’Isola dei Musei e conclusa nel quartiere turco, dove alcuni hanno ostentato tutto il loro disprezzo, ma altri sono stati solidali, dove donne velate alla finestra sbirciavano da dietro la tenda e chissà cosa pensavano.

E così ti sei fatta 1100 chilometri di macchina su autostrade teutoniche che non paghi, ma messe meglio di tante strade italiane che invece paghi e pensi che saresti felice di pagare le tasse in una nazione in cui le cose funzionano. Dopo un po’ ti ritrovi in mezzo alla  campagna a cento chilometri a sud di Berlino e ti può capitare la visione metafisica di sterminate pale eoliche al crepuscolo, che se sbarcasse un alieno lì, probabilmente le prenderebbe come i veri abitanti del pianeta.

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Una Risposta to “Impressioni di Berlino”

  1. Vulcanica luglio 10, 2015 a 12:08 pm #

    Grazie…mi hai fatto venir voglia di partire 🙂

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