Gay si nasce o si diventa?

9 Gen

L’espresso la chiama “guerra culturale” e con ciò ha belle che incasellato l’ennesima notizia definita pro-gay, e chissà chi tiene aggiornato il libro mastro delle entrare e delle uscite nell’iperuranica partita con in palio una fantomatica influenza sull’Opinione Pubblica.

Questo mese? Come siamo andati? Quante testimonianze di madri surrogate, quante testimonianze di figli allevati da due uomini e da due donne, quante foto di pestaggi omofobici con labbra gonfie e occhi chiusi siamo riusciti a sparare nell’etere e impregnare nella cellulosa?

E quanti isterismi di massa ne sono conseguiti? Quante veste sacerdotali in borghese e non si sono stracciate? Quante enormità sono uscite da altrettanto enormi bocche? Quante veglie al cadavere della Famiglia sono state indette?

Chi ha fatto touchdown questa settimana?

Ed è vero, tutto questo parlare e straparlare assomiglia e ha tutti i toni di una guerra culturale dove facilmente si alza la voce e si fa a gara a chi urla di più. Dove una parte del movimento lgbt si occupa e preoccupa di ribattere a ogni scempiaggine che esce da ristrette retoriche teoretiche, e così rischiamo di perdere la calma e dissipare energie a cercare di convincere chi per principio non cerca e non vuole un confronto costruttivo. Ma non sono i crociati del fondamentalismo religioso il nostro interlocutore. Il nostro interlocutore dovrebbe essere la società civile, cittadine e cittadini a cui non interessa  più di tanto seguire urla e strepiti se non per curiosità da audience.

Prendiamo anche questa notizia che riporta l’Espresso: un attivista e scienziato gay gridando “Eureka!” ci informa che gay si nasce.

Ah bene! Meno male. Adesso potrò dire con sicura baldanza che no scusate ma mica è colpa mia se mi piacciono le donne, è che dentro all’ipotalamo ho un grumetto di cellule che forse è più grande della media.  Capito? Cioè che responsabilità ne ho mai io? Io se avessi potuto  avrei scelto la strada di una sana e robusta costituzione eterosessuale, avrei sfornato un tre/quattro discendenze minimo, ché le donne per questo sono nate, si sa.

A costo di risultare noiosa ma lo devo ripetere: a me sapere se ci sono nata o se ci sono diventata, cosa vuoi che mi cambi?

Per conto mio è la classica questione mal posta.

Caro il mio scienziato gay, cosa vuoi che mi freghi se nel mio ipotalamo ci sono o non ci sono tal serie di cellule?

Cosa puoi importarmene se il mio stile di vita, le mie scelte affettive e erotiche non costringono nessuno a fare ciò che non vuole? Vogliamo uscire da questa logica binaria per cui gay è bello/gay è brutto, gay è meglio/gay è peggio, gay si nasce/gay si diventa, gay è morale/gay è immorale?

Possiamo spostare il punto di vista e capire una volta per tutte che siamo né più né meno che persone con la propria complessità e la propria storia, il proprio modo di vivere o non vivere le relazioni al di là e al di sopra di psicologismi, biologismi, criminalizzazioni e moralismi a priori. Possiamo concentrarci su questo e sul fatto che siamo cittadin* a cui sono negati determinati diritti?  E non è che li vogliamo perché siamo bell* buon*e brav*, ma perché siamo esattamente come ogni altra persona a prescindere dal suo orientamento affettivo.

 

 

 

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4 Risposte to “Gay si nasce o si diventa?”

  1. Vulcanica gennaio 9, 2016 a 10:38 pm #

    Credo che un interesse scientifico la questione ce l’abbia. Nel senso, noi scienziati tendiamo a chiederci il perché di tutto. Vogliamo scoprire perché gli elettroni sono diversi dai protoni, perché le piante fanno la fotosintesi, perché le stelle bruciano, perché la gente è alta o bassa, sana o malata, gay o etero. Non credo ci sia nulla di male in questo, anzi.
    Ma capisco benissimo il tuo ragionamento e sono d’accordo. Mi ha sempre dato fastidio l’argomentazione “gay si nasce”, che sembra “giustificare” la mia omosessualità, così come l’argomentazione “ci sono gay anche fra gli animali”, come se io dovessi rifarmi alle preferenze sessuali degli ippopotami per dimostrare scientificamente che il mio amore per la mia fidanzata è moralmente accettabile. Credo che dobbiamo prendercela con l’uso sbagliato e la comunicazione sbagliata di queste scoperte e in questo concordo totalmente con te.

    • michela poser gennaio 10, 2016 a 10:43 am #

      Esattamente questo. Prendi la notizia come la pone l’Espresso: “lo scienziato gay ha scoperto che…”. Pare scritta apposta perché un Adinolfi qualunque dica che la ricerca è falsata per via del punto di osservazione per nulla neutrale.
      E via daccapo. Sono convinta che la scienza non abbia tintura morale, purtroppo quando si tratta di “temi etici” la si stiracchia da tutte le parti.

      • Vulcanica gennaio 10, 2016 a 1:18 pm #

        Sì sì sono perfettamente d’accordo con te. E mi fa incazzare doppiamente, sia dal punto di vista della correttezza dell’informazione che viene ignorata pur di generare polemiche e attirare più click (o vendere più copie, a seconda), sia dal punto di vista della ricerca stessa, che viene bisfrattata riducendosi, nell’opinione pubblica, alla mera ricerca della crema antirughe, delle proprietà afrodisiache del mango o delle strane peculiarità dei mancini. Dovremmo parlare allora di come la cultura del nostro paese, a partire dalla scuola stessa, sia orientata a uno scarso rigore scientifico e di come questo si rifletta nei media e nelle scelte politiche e sociali del nostro paese, anche nel campo dei diritti umani.

  2. Il Ragazzo Sopravvissuto settembre 5, 2016 a 3:18 pm #

    Capitato qui per caso. Complimenti per l’articolo, ben argomentato.
    Permettimi di condividere appieno i commenti di Vulcanica: pensare l’omosessualità SOLO E SOLTANTO come un fattore neurofisiologico, dando a questo le fattezze di una giustificazione per assicurare qualche genitore che i propri figli non sono affetti da malattia alcuna, è davvero imbarazzante.
    Certo è che però una buona informazione medica e scientifica – inoppugnabile e inattaccabile da parte di qualsiasi teoria fantareligiosa – può migliorare la percezione del significato di essere omosessuali.

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