Identita’ liquido-molecolari

13 Mar

Uno dei concetti ricorrenti nelle opere di Aldo Busi è il concetto di individuo. E io, come lui, sono convinta che le società sarebbero certo luoghi migliori se in luogo di fondarsi sulla struttura di “famiglia”, poggiassero sugli individui. Ovvero su singol* integr*, liber*, onest* e razionali. La difesa del proprio gruppo, del proprio clan, della propria tribù che un contesto familiare presuppone, apre la strada a faziosità, aggressività, sotterfugi, menzogne e favoritismi. Mentre se si ponesse l’accento sull’individuo senza che fosse costretto in quanto tale a incastonarsi in un meccanismo che facilmente lo distoglierà da se stess* in vista di un bene superiore, di un bene allargato di cui lui/lei non è che un elemento e per il quale può e deve sacrificare, rinunciare, obliterare. Naturalmente è anche il luogo e la struttura che ha il compito di proteggere, supportare, aiutare l’individuo che ne fa parte, e questo potrebbe essere il rovescio della medaglia, ma a che prezzo? E poi l’autonomia, la forza e il coraggio civile individuale dove andrebbero a finire?

Che dire di come sarebbe la politica in una società retta da individui e non da clan? Forse meno corruttibile?

Il fatto è che individui liberi possono essere imprevedibili, un individuo libero che non dovesse ossequio alle parentele e agli interessi delle parentele, sarebbe meno facilmente controllabile di uno qualunque di noi.

Certo è che un certo tipo di teoria, nel frattempo, ha proseguito la propria ricerca e le proprie visuali sulle strutture cangianti della società. Ho recentemente letto due saggi, uno l’ormai celebre “Vita liquida” di Baumann edito nel 2005 e “Testo Tossico” di Paul B. Preciado edito nel 2015.

Baumann è illuminante per avere un’interpretazione dei fenomeni più tipici e ricorrenti della modernità, primo fra tutti l’erosione sotto i piedi della solidità della terra non più compatta come pensavamo fosse la natura che l’ha creata, ma erosa da rivoli acquosi che piano piano l’hanno sgretolata facendone fanghiglia prima e sabbie mobili poi, in attesa che, dove era l’isola delle certezze eterne, ci sarà il fiume in cui non ci si bagna due volte. Il Panta Rei moderno che è da intendersi come il tramonto delle narrazioni ontologiche che hanno sorretto le varie visioni del mondo nelle culture fino a pochi anni fa. Non che queste narrazioni non esistano più, al contrario, si stanno radicalizzando, ma non sono più compatte, modellano sì un’identità, ma non più universale. Un’era dominata dalla grande, grandissima industria, dalle multinazionali esperte più che a vendere un prodotto, l’identità che quel prodotto sussume. Ed è qui che il soggetto va in crisi preso fra le morse di una spinta globale all’uniformità in quanto consumatore, e lo stimolo continuo a essere diverso, a distinguersi, a darsi di volta in volta una nuova identità, temporanea, fugace e impossibilitata a cristallizzarsi in un epoca che ha bandito la durata a favore del consumo di novità continue.

Se ne vanno nella sciacquatura della contemporaneità tutti gli ultimi vessilli del sacro, compreso quello che riguarda il corpo. Che farne allora? Paul B. Preciado una risposta ce l’ha: farne un campo di resistenza politica e culturale. Preciado racconta nel suo saggio le tappe fisiche, personali, emotive di un percorso di auto somministrazione di testosterone. Dice Preciado in apertura del suo saggio: “Non prendo il testosterone per diventare uomo, nemmeno per transessualizzare il mio corpo, ma semplicemente per tradire quello che la società ha voluto fare di me”. Ci mostra come il controllo e la manipolazione del corpo si sia miniaturizzato fino a essere molecolare. Una pillola ingerita , un gel spalmato e ecco che i dispositivi del potere entrano nel corpo, lo modificano a livello molecolare, ormonale, e insieme modificano le identità, mostrano la sua natura liquida. L’assunto è: nessuno di noi è più solo maschio o femmina biologici, ma siamo tutti uomini e donne tecnologici, tentati dalla deriva chimica. La Pillola, il Viagra, gli antidepressivi, gli antidolorifici, aumentano o diminuiscono il controllo su noi stessi. Lo aumentano, sembra suggerire Preciado, se li usiamo per sfuggire alla modellazione imposta da altri, dalla società, dalle sue regole, dal suo immaginario, la diminuiscono se li subiamo come semplici dispositivi di controllo del corpo senza che ce ne rendiamo conto e senza una riflessione critica. Nessuno di noi nasce con una identità, l’identità stessa è un dispositivo di controllo che il soggetto può decidere di modificare, manipolare in prima persona, togliendo il potere dalle mani di chi lo produce.

 

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Una Risposta to “Identita’ liquido-molecolari”

  1. ammennicolidipensiero marzo 14, 2016 a 2:23 pm #

    sempre preziosi consiglil.

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