Gpa sì, Gpa no, Gpa gnamme se famo du spaghi

31 Mag

Stanno di nuovo volando gli stracci sulla Gestazione Per Altri.

Il casus belli: piattaforma del Roma Pride che dice: “Che bella la gpa!! Gpa sì sì sì”. Risponde Arcilesbica con un comunicato stampa che dice: “Ma quale Gpa? No no no, che poi si chiama utero in affitto! Puah, che schifo!”

Niente di nuovo, solo che sapete come si dice: il gioco è bello se dura poco. Sennò diventa fastidioso, stancante, controproducente. Poi succede che si dicono storture, ci si offende, si usano parole grosse e ci si tiene il muso.

Intanto un tema del genere non dovrebbe stare dentro le piattaforme dei Pride: i tempi, come si dice, non sono maturi.

Di contro sono più che maturi per la vulandra di stracci: dentro al movimento femminista (qualunque cosa voglia dire), e dentro l’Arcilesbica Nazionale. Il dibattito, all’interno dell’associazione, sta evidentemente degenerando e la cosa più saggia sarebbe stare sedute sulle rive del fiume, in silenzio, in attesa dei cadaveri (perché ce ne saranno). Senonché leggo un articolo apparso sull’Huffington Post intitolato “10 bugie sulla GPA” e capisco che siamo arrivate, pubblicamente, al punto in cui, a forza di rimestare sempre le stesse cose, ci si schiera in fazioni guelfe e e ghibelline. Mi dichiaro fin da subito una ghibellina e da qui parto per dire che non mi sembra che le motivazioni date da Pagarini (di cui per altro ho apprezzato i racconti erotici, per chi volesse approfondire: robin edizioni) aiutino un granché. Mette lì dieci frasi fatte e sotto qualche riga che fa riferimento alla legislazione, a volte nostrana, a volte estera, oppure butta la’ qualche affermazione a mo’ di principio apodittico manco stessimo ragionando di geometria euclidea (C’è un passaggio ad esempio in cui l’autrice cita una specie di diritto a nascere a caso… affascinante, davvero, perché allora non trascinare nel dibattito anche la disputa su l’esistenza o meno del libero arbitrio. Possiamo davvero scegliere qualcosa o è già tutto predeterminato? E quindi anche quelli che nascono con la GPA, o quelle che sono nate in Germania nel 1978, oppure quelle che sono nate dove il predeterminato caso ha deciso? Su dai, non scherziamo).

Cito l’articolo di Pagarini non per entrare nel merito di ognuna delle sue affermazioni, ma per dire che un approccio del genere mi pare infruttuoso. Insomma a che pro citare casi particolari, termini di contrattazioni scellerati, ecc per dire che la Gpa è il male sempre? La via dei casi particolari è impervia e pericolosa ché se dobbiamo stare a guardare a tutti i pargoli nati nel più tradizionale dei modi che ne hanno subite di ogni tipo dai genitori, dovremmo pensare a vasectomie di massa e legamenti di tube su vasta scala. Lasciamo stare, per favore, queste non argomentazioni.

E cerchiamo di affrontare un tema come quello della Gestazione per Altri,  discutendo dello spirito che una eventuale legge sul tema dovrebbe avere.

Lo spirito che un gruppo di femministe ci vede bene è lo spirito proibizionista: la gestazione per altri non s’ha da fare, mai. Posizione legittima, fin che resta una delle posizioni possibili all’interno del dibattito. Ma se diventa LA posizione ufficiale di Arcilesbica, che ha firmato il comunicato di cui sopra, non è accettabile. Io ho la tessera da un bel po’ di anni, ho seguito il dibattito e mi dissocio. Not in my name, come si dice.

Questo gruppo di femministe crede di essere il solo e autentico gruppo di vere femministe ancora esistente in Italia. Tutte quelle che non abbracciano anima e core la loro posizione vengono tacciate di antifemminismo. Pensano anche di essere le uniche ad avere il coraggio di prendere una posizione scomoda, ma vera, controcorrente, dicono, ma autentica.

Be’ veramente io ritengo ci voglia molto più coraggio a prendere pubblicamente posizione in senso opposto al divieto sulla Gpa. Che la donna sia beatificata per la sua potenzialità procreativa non serve nessun coraggio a affermarlo; che la donna viva del valore di ciò che producono le sue ovaie, non ci vuole nessun coraggio a affermarlo: siete in buona e numerosa compagnia. Sono  pensieri dominanti della cultura maschile e delle narrazioni religiose, quelle stesse che ci siamo fatte e ci facciamo un deretano così a smantellare per dare pari valore e dignità a tutte le donne sia che anelino a essere madri,  oppure che non lo desiderino affatto, sia che pensino di realizzarsi nella cura della prole, sia che pensino di realizzarsi inseguendo un nobel per la Fisica. Il coraggio, semmai, ce l’ha chi afferma che le donne possono decidere di usare i loro organi riproduttivi come meglio credono, anche in tema di Gpa, sottraendoli una volta in più a chi vuole normarli.

E’ l’essenza stessa del diritto, per me irrinunciabile, all’autodeterminazione. Il diritto cioè a scegliere per sé e il proprio corpo, e a non lasciare questo diritto a altri, nessuno e nessuna altra, il diritto a mettere in pratica ciò che si sa e si pensa sia adatto, giusto, meglio per sé e il proprio corpo. Sono rimasta incinta, ma adesso non è per me proprio il caso di portare a termine una gravidanza? Mi autodetermino e scelgo per l’aborto. E’ una conquista: dolorosa, a volte. L’autodeterminazione non è una sagra, è un diritto ponderato, pensato, voluto, combattuto. Se le donne non possono disporre delle loro potenzialità procreative, non c’è ragione di vietare anche l’aborto, questo è chiaro. Perché poi nessuno riuscirà a arginare la via che si spalanca e fare tanti distinguo fra la vita in potenza e la vita in atto. Così come non si potrà decidere di morire, perché la vita è vita e te la tieni qualunque essa sia (leggi divieto all’eutanasia), in una perfetta e perversa saldatura fra il Magistero della Chiesa e le Vere Femministe.

E mi fa davvero specie che si obliteri in un colpo solo gli studi delle donne e gli studi di genere, che tanto hanno fatto per smontare il concetto di Soggetto Universale, smascherando la finzione che vi si celava dietro, ovvero denunciando il fatto che ciò che si diceva universale era solo ciò che andava bene al Maschio Bianco Eterosessuale. E’ stata una conquista delle donne quella di dire che i soggetti sono tanti, plurali, unici e ognuno ha la sua dignità. Esistono le donne bianche, le donne nere, le donne ricche e le donne povere, giusto per citare solo un paio di caratteristiche che influenzano irriducibilmente il punto di vista di una Donatella Versace da una contadina del Kenya.

Invece ora abbiamo un gruppo di femministe che pensano di poter promulgare una Legge Universale che riguardi ogni femmina in ogni dove. In qualità di cosa lo fanno? Di Donne Occidentali, magari tutte Bianche? Non lo so, ad ogni modo hanno deciso che nessuna deve poter mai, in nessun caso, volersi mettere a disposizione per una Gpa. Perché? Perché non puoi disporre della vita di un altro e quando il/la pargol* è nat*  non hai più giurisdizione su di lei/lui. Sul serio? Quando metti al mondo un esserino di tre chili ne disponi eccome, mica si autodetermina! La madre e/o chi se ne prende cura, lo gestisce eccome, mica chiede un parere all’esserino di tre chili per condursi.

Da qualche parte riposa nell’immaginario di costoro l’effigie di una potente madre dea  la cui scintilla di divino sta nella magia della creazione data dalle ovaie, le quali sono dunque sacre, come sacro è il frutto del ventre tuo (…dove l’ho già sentita?). Le vestali anti GPA dicono alle loro compagne che non hanno preso i loro stessi voti, che non capiscono e quasi quasi par di sentirle mormorare fra i denti “Madre perdona loro perché non sanno ciò che fanno”. Ci/Mi dicono cioè che siamo/sono talmente intrise della mentalità maschile da essere ormai portatrici inconsce e insane del volere e del potere maschile. Ecco ho sempre pensato, e mi si rafforza a proposito, che quando tiri fuori l’inconscio delle altre per avvalorare il tuo di bel pensiero cosciente, spazio di dialogo non ce ne più.

Insomma, discutiamo invece quello che pensiamo sia o non sia accettabile. Da fastidio la contrattualizzazione? Da molto fastidio anche a me, ma il mondo si regge in larga scala sui contratti. I sentimenti sono contrattualizzati, la pace in Europa è contrattualizzata, la sussistenza è contrattualizzata. Ci vorrebbe il regno di Utopia in terra per non doverne più parlare. Un progetto sociale e mondiale in cui tutto il sistema di potere e di relazione esistente non esista più. In cui nessuno deve lavorare perché non serve e hai da bere, da mangiare, da vestire e un posto in cui stare comunque. Mi pare una realtà di là da venire no?

Allora partiamo da ciò che ci pare a ognuna più sensato: personalmente non mi presterei mai a portare avanti una gravidanza conto terzi, principalmente perché non mi attira l’idea nemmeno in proprio figuriamoci per altri. Ma mi chiedo:  è possibile che io sia stata così inebriata dalla mie tre gravidanze che rifarei l’esperienza anche subito, ma non per me, per qualcun altro? Sì lo ritengo possibile. Ritengo che sia lecito firmare un contratto in cui mi dici cosa devo mangiare durante la gravidanza? No, i miei gusti sono miei, decido io. Riterrei ragionevole che al termine della gravidanza io possa avere l’opzione di accudire il pargolo? Sì, lo riterrei ragionevole, allarghiamo la famiglia. Posso avere il diritto di abortire? Sì ce l’ho e nessuno me lo toglie. Ritengo che sia giusto che tu provveda al mio sostentamento intanto che sono magari in aspettativa dal lavoro? Altroché. E se fossimo su Utopia lo riterrei giusto? No per niente, perché su Utopia i pagamenti non hanno senso per niente e per nessuno.

So bene che sono tutti temi con molte implicazioni, ed è anche per questo che sarebbe stato saggio lasciare a ognun* libertà di pensarla come le pare e non imporre da nessuna parte una linea di pensiero unico. Proprio noi poi, che al pensiero unico sempre ci ribellammo.

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