Archivio | luglio, 2017

Il taccuino d’oro

30 Lug

C’ho messo quasi quarant’anni a scoprire Doris Lessing. Meglio tardi che mai, come suolsi dire e con che letizia ho scoperto che ha scritto tanti di quei romanzi da fare in modo che questo innamoramento si nutra per anni.

Lo dico subito: non so cosa darei per poter scrivere alcune pagine come le scrive lei. Con questo suo andar piatto che è solo a tratti faticoso, e lo è più perché si è smarrita l’abitudine ai tempi giusti, alla necessità di certi passi lenti per essere fermi e sicuri, e per farti ammirare il paesaggio, sennò tu con quella fretta maledetta che hai alle calcagna giorno e notte, non te ne accorgeresti nemmeno. Paesaggi intellettuali, morali, stilistici, politici, carnali. E la coscienza del proprio valore letterario.

“Il taccuino d’oro” è un’opera del 1962.  A tutt* gli/le aspiranti scrittori/trici: leggetevi le prime sessanta pagine per capire come si scrivono dei dialoghi, sul serio. Chi ha qualche velleità letteraria sa quanto sia difficile scriverne uno decente, ma sessanta pagine di dialoghi perfetti… bé bisogna inchinarsi al talento e alla sua naturalezza. Molly e Anna si parlano e noi capiamo tutto di come sono i loro rapporti al presente, di come sono stati, delle cose che hanno vissuto insieme, dello specifico mondo che le lega: ci pare di vedere e sapere quello che hanno fatto, visto, discusso insieme. Se pensate di leggere una storia però, lasciate perdere. Quest’opera non è un’opera di intrattenimento, intendendo con questo quelle letture leggere fatte per passare il tempo, seppure in compagnia di buon* affabulator*. Continua a leggere

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La libertà di discriminare.

24 Lug

Qualche sera fa discutevo con Tiziana che sarebbe poi la mia… ecco non so mai come definirla: “compagna” mi sa tanto da partito comunista russo classe 1917, “fidanzata” contiene da una parte un’accezione giovanile (e ormai non è più così) e dall’altro una promessa di matrimonio cui non aneliamo né io ne lei (tanto più che sarebbe un’unione civile e poi come dovrei chiamarla? La mia civilmente unita? Bah), “amata” fa tanto amor cortese, e siamo nel post-moderno, dio ci scampi e liberi da questi vecchiumi… comunque commentavo con Tiziana quel fatto dello stabilimento balneare a Chioggia il cui gestore si rifaceva esplicitamente ai moti, ai segni e alla simbologia fascista. Ora lei è una di pancia, intrinsecamente partigiana e antifascista, per cui la sua posizione è netta: quella è apologia di fascismo quindi è un reato. Stop. Fine del discorso. Continua a leggere

Dove la vita si ferma.

21 Lug

Credevo fosse morto, ma poi nel rumore della porta che si chiude, ha avuto uno spasmo, uno scatto delle zampe che annaspano all’aria. Credevo fosse morto perché era voltato sulla schiena, ma prima di fare qualunque rumore, mi era parso che le lunghe antenne si abbandonassero in un gesto di resa, non più sostenute da una volontà. Ma pensavo di essermelo immaginato perché lo credevo morto, e i morti non si muovono. Poi un altro rumore sordo e teso gli si è trasmesso addosso, le antenne, le zampe, sorde e tese anche loro per un attimo breve. Osservavo lo scarafaggio prolungare la sua agonia con la protervia del tenace bisogno di sopravvivere, forse scritto nel dna, forse dettato da un impulso nervoso, forse combattendo il  sentimento di una vita che si sta fermando ma che non deve non deve non deve.

Sono uscita lasciandolo al suo destino perché a nessuno piacciono gli scarafaggi, e poi perché anche io, se mi fa comodo, so tirare in mezzo la natura, il destino, il caso. E’ la vita: capita di morire. Sarebbe morto comunque, era il suo momento, mi sono detta, invocando un superiore ordine delle cose che sgravasse me dal decidermi per un po’ di pietà. Perché mi dispiaceva che agonizzasse. Ma era la sua ora, no?

Solo che. Continua a leggere

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