Happy Valentine

14 Feb

Mai come quest’anno ci sono un mucchio di cose carine da dire in questa giornata. Già so che direte: ma che c’entra!

C’entra c’entra.

Oggi è San Valentino, festa degli innamorati. Cuoricini, cioccolatini, rose come se piovesse… Ci vogliamo bene, ci rispettiamo, ci amiamo profondamente, siamo un corpo e un anima. Ah l’amour!

Giusto ieri abbiamo avuto un dato che dà proprio la misura di quanto amore e rispetto gira sul suolo italico. Tanto eh? L’avrete letto: “Si stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni” (fonte: ISTAT). Love is in the air!

Siccome so già che qualcuno mi accuserà di non aver riportato anche questo: “Per la prima volta sono rilevate le molestie a sfondo sessuale anche ai danni degli uomini: si stima che 3 milioni 754mila uomini le abbiano subite nel corso della loro vita (18,8%), 1 milione 274 mila negli ultimi tre anni (6,4%).”… ecco niente non potete più dirmelo.

Ma so anche che qualcuno dirà: ecco vedi la questione delle molestie non è una questione delle donne, è una questione singola, di contesto, vedi? vedi? Colpisce anche gli uomini! Così la smetterai, la smetterete, con quel piagnisteo del #metoo. Giusto?

Sbagliato. No perché dovesse esservi sfuggito riporto anche questo: “Gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini: lo sono per il 97% delle vittime donne e per l’85,4% delle vittime uomini”.

Chi agisce la violenza (intendo qui un atto non voluto, non richiesto) è quasi sempre un maschio. Ma non perché ce l’ha nel DNA di essere governato dai suoi ormoni. Non perché è più forte di lui, non perché è il suo istinto. Questa è la classica giustificazione di chi non vuole guardare al problema, è il classico espediente per scaricare la responsabilità. Perché io credo che gli uomini di questo paese, tutti gli uomini di questo paese, una responsabilità ce l’abbiano. Una responsabilità collettiva. A voi uomini che leggete queste righe voglio chiedere: a voi sta davvero bene che la vostra sessualità sia collettivamente vista come una sessualità predatoria e abusante? Vi piace la narrazione che l’autore dell’articolo del Corriere della Sera ( il Corriere della Sera cazzo!, non “Il magazine del suprematista machista dal cuore d’oro in certi momenti e con le lune giuste”) ha fatto di quel 45enne che in luogo di aiutare una 18enne in difficoltà ha pensato di abusarne? Sì signore e signori: abuso è la parola. Una tossicodipendente in astinenza ti venderebbe anche un rene. Direste che ve lo ha venduto liberamente? Quella stessa 18enne che poi altri hanno tagliato e impacchettato in due valige? Avete letto come è stato descritto questo 45enne? Un uomo buono, con sandali francescani, con un cuore torturato dal pensiero che lui, principe immacolato, avrebbe potuto salvarla (e magari pretendere una ricompensa in natura per averle offerto un giaciglio invece che scaricarla in stazione).

Non molto diverso da quella ragazza fatta fuori dal tranviere milanese. Il quale faceva vedere in giro le foto di queste squinziette che gli giravano per casa e non c’è stato uno solo dei colleghi che gli avesse detto a brutto muso “Ma che cazzo fai!?”. Non lo so, a me sarebbe venuto spontaneo far arrivare il messaggio chiaro e tondo che questa cosa non passa.

Ma voglio tornare un attimo alle molestie subite anche dagli uomini e lo voglio collegare all’altra notiziuola di questi giorni: Oxfam, ong umanitaria, è sotto accusa per atti di abuso, violenza e molestia dei propri operatori nei territori in cui sono presenti. Metto in relazione le due cose per dire che i comportamenti abusanti e molestatori hanno la loro origine negli squilibri di potere, nelle disparità di condizione, di stile di vita, di sicurezze. Cose che, con la globalizzazione, iniziano a toccare anche gli uomini.

La mia era stata una facilissima previsione quando in un altro post avevo scritto che avremmo scoperto il metodo Weinstein anche in altri ambiti. Ma la realtà in questo caso ha superato la fantasia e ci ha fatto vedere che mettersi una mano sul cuore per le persone svantaggiate, non esclude di mettergli pure una mano sul culo, anzi. Ad alcuni non sarà parso vero di avere a disposizione delle opportunità del genere, così tante persone in stato di necessità e in evidente inferiorità fisica, mentale, morale, materiale (un po’ come quel 45enne di cui sopra, sempre di situazioni di potere squilibrate si tratta. Naturalmente potere e squilibrio nella stessa frase sono ridondanti dato che sono sinonimi, ma li metto giusto per calcare un po’). Il presidente di  Oxfam pare che sapesse ma ha preferito ignorare. La numero due si è dimessa, è una donna e dice di vergognarsi dell’accaduto (mi permetto di ritenere davvero poco probabile che fosse totalmente all’oscuro). Stupisce? A me no. Probabilmente, e qui vado di immedesimazione, quando sei ai vertici del potere, sai che queste cose sono gravi, molto gravi, ma mica potrai rinunciare alla tua posizione, a quella della tua organizzazione, per cose che accadono, sono sempre accadute e sempre accadranno? Mica potrai ribellarti a un sistema schiacciante al grido di Muoia Sansone con tutti i filistei? Mica alzerai un polverone assurdo, perdendo finanziamenti, perdendo appalti, licenziando? Facendo andare in rosso i bilanci? No tanto quelle sono vittime sacrificali che stanno a migliaia di chilometri.

So già che alla fine di questo discorso mi si obietterà che alcuni casi di accusa si sono risolti in nulla e che l’accusato di turno ha avuto la carriera rovinata. Qualche caso ci sarà, non lo nego. E’ un’ingiustizia, non lo nego. Ma il processo storico non si farà fermare dai singoli casi (vogliamo parlare dei milioni di casi singoli e ingiusti sulle donne nei secoli e oggi in tutto il mondo?).

Eppure, per riprendere le parole dette da una delle autrici di “Libere tutte”, Cecilia D’Elia qui a Ferrara, ciò che sta succedendo in questo frangente storico è che non stiamo più zitte, che il potente non è più tanto sicuro che i suoi comportamenti rimarranno impuniti, non è più tanto sicuro di poterci minacciare, non è più tanto sicuro che non diremo niente. E perché non lo sia dobbiamo dare credibilità alla voce delle donne, dobbiamo sostenerle. Dare sostanza e credibilità a quelle parole, a quei racconti. La solidarietà signore, impariamola una buona volta.

 

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Una Risposta to “Happy Valentine”

  1. tiziananovelli febbraio 28, 2018 a 3:13 pm #

    Credibilità alla voce delle donne e dei loro racconti; solidarietà e quella che non troppo anticamente veniva chiamata “sorellanza”,

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