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Identita’ liquido-molecolari

13 Mar

Uno dei concetti ricorrenti nelle opere di Aldo Busi è il concetto di individuo. E io, come lui, sono convinta che le società sarebbero certo luoghi migliori se in luogo di fondarsi sulla struttura di “famiglia”, poggiassero sugli individui. Ovvero su singol* integr*, liber*, onest* e razionali. La difesa del proprio gruppo, del proprio clan, della propria tribù che un contesto familiare presuppone, apre la strada a faziosità, aggressività, sotterfugi, menzogne e favoritismi. Mentre se si ponesse l’accento sull’individuo senza che fosse costretto in quanto tale a incastonarsi in un meccanismo che facilmente lo distoglierà da se stess* in vista di un bene superiore, di un bene allargato di cui lui/lei non è che un elemento e per il quale può e deve sacrificare, rinunciare, obliterare. Naturalmente è anche il luogo e la struttura che ha il compito di proteggere, supportare, aiutare l’individuo che ne fa parte, e questo potrebbe essere il rovescio della medaglia, ma a che prezzo? E poi l’autonomia, la forza e il coraggio civile individuale dove andrebbero a finire? Continua a leggere

E baci.

23 Gen

Un sollucchero mentale il libro “E baci” di Busi.
Il libro viene presentato come una raccolta degli scritti che Busi, a vario titolo, ha prodotto dal 2008 al 2013, ma in realtà è un’opera organica e unitaria. Non vi si trova tanto il Busi-pensiero, a meno di non intenderlo come voce e traduzione di una autentica coscienza civile, a meno di non intenderlo come lo Scrittore (in attesa che la società sia evoluta il tanto che basta da non farne più un fatto eccezionale da sostanziare con la maiuscola) che in veste di Io narrante parla in nome e per conto di un Noi, cioè quelli che non hanno mai frainteso la laicità e di conseguenza, per una specificità tutta italiota, sono per intima coerenza anticlericali, critici del pensiero dominante, attenti alle parole, sensibili all’altro da sé. Di tutti i “noi” che detestano le ipocrisie, i paralogismi, le imposizioni cultural-economiche che vogliono far apparire “naturale” qualcosa che non lo è né in via di principio né in punta di ragionamento. E il riferimento non è al trito e frustro argomento “omosessualità” (sempre furiosamente sventolato come un turibolo fumante negli occhi dei poveri di spirito per disinnescare la funzione pedagogica di una vera intelligenza), per lo meno non solo, ma a tutti gli aspetti dell’esistenza, del vivere civile, politico e materiale di ognun*. Un piacere ritrovarsi in un pensiero limpido e impavido nei suoi aspetti educativi, nelle sue declinazioni dei doveri dei/delle singoli/e in seno alla famiglia, non certo tradizionale per modi e convenzioni.
Un vero godimento poi, dopo paccottiglie di libri fatti di frasi lunghe al massimo sei parole, che dovrebbero dare il senso e la misura della narrativa moderna, lo stile busiano: come lui stesso afferma niente che nessuno che abbia almeno la licenza elementare non possa comprendere. A me sono venute in mente tutte le ore che ho speso da bambina a riempire quadernetti su quadernetti di analisi logica e grammaticale e a quante poche occasioni ho di mettere a frutto tutto quelle ore. Per tentare di demolire Busi si dice che ha uno stile troppo difficile. Eh si perché loro sono un popolo per cui tenere dietro a più di una subordinata è troppa fatica, così come mettere insieme un condizionale con un congiuntivo in una frase ipoetica. E che enorme regalo fanno i giornalisti a Busi a ignorare l’esistenza di “E baci”: troverebbero il modo di snaturarlo e Noi invece vogliamo che resti una chicca per Noi e non una perla ai porci per Loro.

Suprasaturalanx

Noci, miele, ricotta e molto altro!

Le 5 stanze

La "mia" poesia e la "mia" e la "mia". L'epoca e le sue poemie. P.Celan

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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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