Tag Archives: coppie di fatto

La lunga (retro)marcia delle unioni civili

12 Ott

Il Olanda l’accesso ai matrimoni (“matrimoni” non “unioni civili”, proprio matrimoni) alle persone omosessuali è del 2001 cioè 14 anni fa (sì anni, non mesi, proprio anni). Tre lustri forse non sono sufficienti per vedersi avverare la profezia della fine della specie umana, come paventato da tutt* coloro che osteggiano il matrimonio gay, ma per ora l’Olanda esiste ancora, e, incredibile dictu, c’è ancora la cosiddetta “famiglia tradizionale”.

Nel 2002, sull’onda dell’entusiasmo per l’approvazione dei Pacs in Francia, Franco Grillini deposita la sua proposta di legge, una proposta che, a leggere quelle venute dopo,  è un vero faro nella notte perché almeno nel suo primo articolo ci sono parole come “coppia”, “vita in comune”, “diritto”, “dignità sociale”, “realizzazione personale”.

Nel 2007, dopo aver letto, immagino con orrore, la proposta della deputata De Simone del 2006 che in buona sostanza equiparava le unioni civili ai matrimoni, Bindi e Pollastrini si misero al lavoro e, dopo una stremante spremitura di meningi, presentarono i Di.Co., disegno di legge che prevedeva quell’affascinante iter secondo cui una delle due parti doveva notificare all’altra, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, di aver dichiarato all’anagrafe del comune in cui risiede che convive proprio con lui/lei. Continua a leggere

Strategie di disinnesco delle Sentinelle in piedi (e poi non ne parlo più)

8 Ott

Ha ragione Selvaggia Lucarelli a dire che le Sentinelle in Piedi, non sono una associazione ma sono un metodo, che a volersi rifare al suo significato minimo potremmo definire come la “via per giungere a un determinato luogo o scopo”.

E qual è lo scopo?

Ce ne è uno dichiarato dalle Signore Sentinelle stesse ed è quello di impedire l’approvazione del DDL Scalfarotto, ovvero la legge sull’omofobia (che, ribadisco, è così brutta e insulsa che mi auguro anche io con tutto il cuore che venga cestinata per scriverne una di seria) e la difesa del “diritto di opinione”, dove pare che di opinioni le Signore Sentinelle ne abbiano una sola, ovvero che qualunque altra forma di famiglia che non sia un uomo con una donna possibilmente con primo figlio maschio e seconda figlia femmina, non deve nemmeno essere nominata pena la blasfemia e debba dunque essere negata nella realtà e nella Storia.

E poi ce ne è uno non dichiarato, ed è il perseguimento con cieca volontà dell’obiettivo di impedire istituzionalmente, ovvero tramite lo strumento legislativo (in negativo opponendosi all’approvazione della legge sulle unioni civili o sulla legge contro l’omofobia) e in positivo proponendo documenti e mozioni tesi a ribadire la superiorità di un modello di famiglia su qualunque altro, la deviazione da una verità rivelata, l’imposizione dei dogmi anche a chi a quei dogmi non crede. In questo senso sarebbe ora di capire che questa impostazione non danneggia solo la comunità lgbt, ma tutti coloro che hanno a cuore uno stato laico. Continua a leggere

I notai come la Cei.

14 Ott

Erano davvero molte notti che passavo insonni interrogandomi sul come mai da almeno una settimana nessuno più sentiva la necessità di mettere il becco su questioni dette “eticamente sensibili”.

Ringrazio perciò il Consiglio Nazionale del Notariato per avermi confortato sul fatto che niente è cambiato.

Sì perché insomma lo sentivamo davvero il bisogno di un altro documento fuffa, se si guarda nella sostanza della proposta, sulla regolamentazione delle coppie di fatto.

La proposta dei notai per l’introduzione dei “patti di convivenza”, è striminzita e asfittica poiché la regolamentazione di cui si parla per le coppie di fatto riguarda la gestione patrimoniale, in una visione privatistica, cosa che, mi pare, si possa benissimo fare anche ora andando, per l’appunto, da un notaio.

Il punto fondamentale della rivendicazione riguardo alla regolamentazione delle coppie di fatto è il loro riconoscimento pubblico con annessi e connessi. Da questo punto di vista dunque il documento redatto dal Consiglio Nazionale Del Notariato, è perfettamente inutile e non coglie, o finge di non cogliere, l’aspetto pubblicistico che viene rivendicato. In compenso però è un documento molto eloquente dal punto di vista ideologico ed è interessante è leggerlo per vedere quanta violenza appunto ideologica e moralista sia contenuta nelle due paginette di introduzione, tanto che viene da pensare a questo Consiglio come  a una sorta di succursale vaticana.

Nelle prime righe si parla di “anima cattolica della grande maggioranza degli italiani” la quale risulterebbe urtata dalla prospettiva di “ipotesi di assetto della società e dello Stato molto diverse” e che deve difendersi da una non meglio precisata “aggressione al patrimonio delle nostre esperienze storico culturali”. Di chi e a che cosa non si sa. Ma il bello arriva dopo.

Poche righe e  parte la tirata sulla Sacra Famiglia, dove si può leggere il gradevole assunto: “la pluralità di forme relazionali non elimina né mai potrebbe, la famiglia come istituto unico e insostituibile a livello sociale, fondata sull’unione affettiva e economica tra un uomo e una donna, in grado di assolvere alle funzioni cui essa è da sempre finalizzata: l’amore, la riproduzione della specie, l’educazione della prole, la reciproca assistenza economica e morale”.

Bisognerebbe far sapere a lor signori che  anche le relazioni sentimentali fra due persone dello stesso sesso sono fatte di amore, reciproca assistenza economica e morale e, udite udite, riproduzione della specie e educazione della prole. Le famiglie omogenitoriali sono una realtà di fatto da molto tempo, piaccia o non piaccia. È la realtà, Signori. Donne e uomini si riproducono indipendentemente da chi hanno scelto di amare. Ora, non vorrei che qualche notaio fosse caduto dalla sedia.

In ogni caso le due paginette sono un gustoso contorcimento, su cui ci sarebbe da ridere se non fosse che c’è da piangere, per escludere l’accesso ai diritti alle coppie di fatto, e insieme, tentare di estromettere dal concetto stesso di “coppia di fatto” quella costituita da partner dello stesso sesso, come esemplificato dalla sentenza: “Non è pensabile di imporre dall’alto un modello organizzativo di convivenza a chi, avendo ripudiato l’idea di matrimonio, desideri soltanto convivere”.

Ripudiato??

Cioè, per la versione etero della coppia di fatto suona come: non ti sei voluto sposare? Questo è il castigo, ti accontenterai se proprio proprio devi avanzare qualche pretesa,  di un contrattino come quelli che si fanno fra privati quando vendi una macchina, o quando ci si co-intesta qualcosa. Versione per le coppie di fatto omosessuali: sei un uomo che sta con un uomo o una donna che sta con una donna… bè , per l’amor del cielo… fatti tuoi, non ce li venire a raccontare!

La chiusura di questa penosa introduzione è mirabolante: facendo un breve excursus sullo scenario europeo arriviamo a leggere che  “la Spagna ha compiuto una sterzata violenta rispetto alle sue tradizioni e al comune sentimento del suo popolo consentendo addirittura il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, con la possibilità dell’adozione congiunta”. Ecco io questo non lo commenterei nemmeno.

Penserete che me lo sono inventato, ma vi giuro che l’ho letto qui: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Norme%20e%20Tributi/2011/10/notaio-patti-di-convivenza-stampa_101011.pdf?

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