Tag Archives: femminismo

Gpa sì, Gpa no, Gpa gnamme se famo du spaghi

31 Mag

Stanno di nuovo volando gli stracci sulla Gestazione Per Altri.

Il casus belli: piattaforma del Roma Pride che dice: “Che bella la gpa!! Gpa sì sì sì”. Risponde Arcilesbica con un comunicato stampa che dice: “Ma quale Gpa? No no no, che poi si chiama utero in affitto! Puah, che schifo!”

Niente di nuovo, solo che sapete come si dice: il gioco è bello se dura poco. Sennò diventa fastidioso, stancante, controproducente. Poi succede che si dicono storture, ci si offende, si usano parole grosse e ci si tiene il muso.

Intanto un tema del genere non dovrebbe stare dentro le piattaforme dei Pride: i tempi, come si dice, non sono maturi. Continua a leggere

La metropoli e la vita dello spirito

8 Mag

A inizi del novecento George Simmel, considerato uno dei fondatori della moderna sociologia, scriveva a proposito dei cambiamenti delle percezioni di coloro che si trovavano a vivere nelle nascenti metropoli, come già erano Parigi o Londra. Una cosa l’aveva capita con chiarezza: la tendenza anestetizzante che la sovrabbondanza di stimoli avrebbe indotto nel cittadino, qui inteso come colui che vive in una città. Profetizzò che saremmo diventati tutti un po’ blasé, e credo di poter dire senza tema di essere smentita che la storia gli ha dato ampiamente ragione (Gli indifferenti di Moravia chiarisce, fra le altre cose, chi è il tipo blasé). Per lui la sovrabbondanza di stimoli era, per esempio, il traffico delle macchine, i movimenti di folle sui marciapiedi, i semafori e i loro segnali, gli incroci di persone, i locali di divertimento con i loro frastuoni e voci, e cose di questo genere. Chissà cosa avrebbe pensato della nostra attuale società, in cui la sovrabbondanza di stimoli è diventata lo sfondo scontato su cui surfare per svolgere una qualunque attività; cosa avrebbe pensato della nostra era, in cui corpi e menti vengono attraversati da un continuo fascio di impulsi e stimoli (anche se a vedere certuni c’è da credere che passino per lo più senza lasciare traccia, un po’ come fanno i neutrini con la crosta terrestre). Continua a leggere

Bagni pubblici fra Italia e Austria

21 Set

Se anche voi come me vivete nella perpetua dimenticanza del vostro ciclo mensile e tutte le volte vi stupite che sia già arrivato il momento, e  vi dite che non è possibile, che non possono essere già passate quattro settimane e avete la stessa reazione che avete avuto la prima volta di fronte al menarca, e di conseguenza quasi mai avete a portata di mano un assorbente al momento opportuno e andate in prestito da colleghe e compagne di squadra, non potrete non apprezzare, come ho apprezzato io, il fatto che in bagno aperto al pubblico di un hotel ai piedi dello Zettersfeld, Austria, ci fosse un cestino rifornito di tutte le assorbenze che vi possono venire in mente: interne (sia tampax che obb), esterne, con ali, senza ali, lunghe, corte, profumate, naturali e chi più ne ha più ne metta. Finora è la prima volta che mi capita di imbattermi in un servizio del genere sicché sono rimasta un buon minuto imbambolata di fronte al grazioso cestinetto, e quasi mi sono rammaricata (bugia retorica, of course) di non averle, le mestruazioni, perché mi pareva un vero peccato non poter omaggiare la cortesia dell’esercizio pubblico e mostrare il mio gradimento. Continua a leggere

Donne che odiano le donne

8 Set

Ho recentemente letto un articolo di un giornalista americano che, da uomo, spiega a altri uomini cos’è la cultura dello stupro e quali sono i principali effetti sulle donne, primo fra tutti il sentirsi costantemente vulnerabili. E’ infatti esperienza comune a tutte le donne che conosco e anche mia il senso di disagio, per non dire di paura, che ognuna ha provato almeno una volta nella vita, tornando a casa la sera a piedi da sola e sentendo dei passi dietro di sé. Deve essere una specie di memoria di genere latente: il pensiero di poter subire una violenza balza alla coscienza in un attimo.

Le prime parole dell’ articolo dicono: Se sei un uomo, allora sei parte della cultura dello stupro.

E io aggiungo: anche se sei una donna, perché essere donna non è di per sé garanzia di un bel nulla. Le persone più chiaramente misogine che io abbia mai conosciuto sono donne. Continua a leggere

Beatriz Preciado a Ferrara

2 Ott

(articolo scritto in occasione del “Festival dell’Internazione” del 2011 a cui ha partecipato Preciado)

Sono bastate a Beatriz Preciado poche parole, quelle con cui si è presentata appena le è stata data la parola, per  farsi beffe delle probabili aspettative del pubblico che riempiva tutto il Teatro Comunale di Ferrara, ieri sabato primo ottobre.

Il titolo del dibattito era: “Il ritorno delle bambole”, e io stessa pensavo di assistere a un dibattito sull’immagine della donna.

Presenti oltre a Preciado, Michela Marzano e Natasha Walter. Dopo il primo compito intervento di quest’ultima condotto sugli stereotipi di genere che vengono inculcati ai bambini insieme ai giochi, Preciado interviene dicendo che a lei non interessa per niente discutere sui generi, poiché finché non si esce da un sistema di pensiero binario, nulla della nostra attuale società, potrà mai cambiare. Per cui stare ancora a discutere su cosa è femminile e cosa è maschile, dicotomizzare le espressioni di genere, che sono molte più di due,  è di fatto sterile poiché non affronta la radice del problema, ma si consuma dentro e insieme al sistema. Una volta che si riconosce che lo squilibrio di potere si regge e si alimenta su una politica fondata appunto sui dualismi, di cui quello maschio/femmina non è il solo,  non rimane altro per sovvertite il sistema che decostruire le sue premesse, decostruire il pensiero binario. Fare un discorso davvero critico sul genere, i mezzi di produzione; spostare il punto di vista, analizzare tutte le espressioni che rimangono senza voce, capire il loro portato politico, senza tabù e inchini reverenziali verso niente e nessuno. L’effetto spiazzante di queste dichiarazioni, oltre che sulle altre due ospiti del dibattito, in cui la Walter si arrocca nella sue posizioni e la Marzano tenta la mediazione, si è fatto sentire anche sul pubblico, che in breve ha cominciato a pendere dalle labbra della Preciado.

Non credo di sbagliarmi se dico che è la prima volta, per lo meno a Ferrara, che le teorizzazioni queer vengono sentite da un pubblico vasto e misto, e non solo dalle addette e dagli addetti ai lavori. In Italia il grande pubblico fa fatica a conoscere e ascoltare le istanze del femminismo “classico”, e sono sicura che poch* erano quell* che sapevano anche solo dell’esistenza delle teorie queer, molto avanzate e sviluppate in altre paesi. Certo i bocconi di queste teorie radicali possono avere un sapore esotico per i più, eppure hanno avvinto la platea. Complice anche la personalità di Preciado, irriverente e diretta,  le sue espressioni, la mimica con la quale parlava anche quando stava zitta, la chiarezza delle idee e la forza di una visione teorica globale, che è quello che, a mio avviso, manca nella gran parte dei discorsi politici odierni. I portati della queer theory non si esauriscono nell’analisi delle espressioni di genere, i quali costituiscono il punto di partenza della  critica sociale e politica. Dell’altra grande dicotomia da lei citata, quella produzione/riproduzione che dicotomizza ancora una volta il corpo dei soggetti fra i loro organi sessuali e tutto il resto. Uno dopo l’altro Preciado ha distrutto tutti i tabù che nei discorsi sul genere e sessualità incancreniscono anche il femminismo, quando ha esposto le sue idee sulla prostituzione, allargando il discorso e di fatto aprendolo a una visione più ampia e globale sullo sfruttamento del corpo insito in tutti i lavori illegali, oppure parlando della pornografia e di come altro non sia che una tecnica di produzione del piacere che molto dice su come l’immaginario di una civiltà si sia strutturato, e di come, lungi dal metterci sopra un giudizio morale, bisognerebbe invece farne uno strumento di cambiamento.

Un altro dato che mi ha colpito è che alla fine del dibattito volevo comprare il libro della Preciado, dall’accattivante titolo “Pornotopia” ma ho scoperto che tutte le copie erano state vendute in un baleno. Mi sono chiesta il perché di tale impatto e credo che stia nell’ampio respiro che Preciado ha dato esponendo le teorie. Probabilmente c’è una parte della società civile sempre più ampia che anela a una visione che faccia vedere un orizzonte a cui tendere, anela a una visione delle cose e del mondo che tenda verso un fine altro, e non che si esaurisca nell’esistente che da l’impressione di non avere un vero sbocco, e di essere impantanato in strutture che si percepiscono schiaccianti e  impossibili da cambiare e a cui ci si rassegna scuotendo la testa.

La teorizzazione queer riesce invece a indicare un diverso e radicale orizzonte.

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