Tag Archives: femminismo

Post Pride

11 Lug

Non so voi, ma quando vado a una manifestazione, non ci vado perché mi annoio/non ho altro da fare/sono appena stata dall’estetista e voglio che tutti vedano quanto sono glabra/mi va di fare due passi in centro in compagnia ma mi hanno dato buca le mie amiche e so che c’è tanta gente. Ci vado perché condivido ciò per cui si manifesta. Se vado a un Pride devo sapere cosa significa. Così come se sciopero quattro ore di venerdì pomeriggio devo sapere che mi sto solo allungando il fine settimana e non mi sto certo opponendo a nessuna metafisica dello sfruttamento salariato.

Le cose che seguono le scrivo perché sono stufa di sentire che il Pride non deve essere una manifestazione politica (sveglia gente!, qualunque occupazione organizzata dello spazio pubblico è una manifestazione politica) e per quello che è successo sotto al palco del pride di Bologna, in cui un paio di persone si sono messe a contestare un migrante durante il suo discorso (potete vedete il video qui più o meno dal minuto 2.30).

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Come una cartaccia.

11 Giu

Parecchi anni fa percorrevo una strada periferica intorno alla città in cui vivo. Studiavo ancora ed ero una giovane di belle speranze, come lo sono tutti i giovani. Davanti a me una berlina non particolarmente nuova di cui non ricordo né colore né modello. Però ricordo che poco prima di una curva, il conducente abbassò il finestrino, armeggiò con qualcosa a lato del passeggero e un secondo dopo gettava fuori dal finestrino che aveva appena abbassato, un cucciolo di gatto. Un minuscolo e terrorizzato cucciolo che schizzò via come un servizio di Serena Williams, schivando miracolosamente la macchina in senso contrario e tuffandosi dentro un prato. Continua a leggere

Happy Valentine

14 Feb

Mai come quest’anno ci sono un mucchio di cose carine da dire in questa giornata. Già so che direte: ma che c’entra!

C’entra c’entra.

Oggi è San Valentino, festa degli innamorati. Cuoricini, cioccolatini, rose come se piovesse… Ci vogliamo bene, ci rispettiamo, ci amiamo profondamente, siamo un corpo e un anima. Ah l’amour!

Giusto ieri abbiamo avuto un dato che dà proprio la misura di quanto amore e rispetto gira sul suolo italico. Tanto eh? L’avrete letto: “Si stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni” (fonte: ISTAT). Love is in the air! Continua a leggere

People have the power

28 Gen

L’ho scritto anche nelle note introduttive del mio primo romanzo, due paginette iniziali che ho inserito, non solo perché funzionale nell’economia della storia, ma anche come omaggio alla laurea in filosofia che ho preso negli anni che furono (e anche come una giustificazione per 4 anni di tasse universitarie). In certi testi di filosofia, in tutte le epoche, è quasi un must andare per brevi paragrafi che suonano come aforismi, epigrammi, sentenze. E così ho fatto anche io, in quelle due paginette dove fra le altre cose ho scritto anche: “I rapporti fra le persone funzionano così: che se qualcuno ha del potere su qualcun altro non manca di esercitarlo, che lo voglia o no”. Sono due righe che ho scritto molti anni fa, ma constato quanto siano sempre vere, anzi più vere adesso che allora. Sarà che il pensiero di cos’è e come si esprime, a tutti i livelli, il potere mi gira nella testa da anni, sarà che lo vedo come il concetto fondamentale a cui guardare criticamente se vogliamo cambiare qualcosa. Continua a leggere

Trova le differenze

22 Dic

 

Le “prime volte” sono quelle che danno, nel bene nel male, il senso e la misura di un’esistenza che si muove e sperimenta. Ogni anno, a voler dividere il tempo in anni, ci sono delle cose che si pensano, si sentono, si fanno per la prima volta. La prima volta più significativa del mio 2017, ad esempio, è stato il coming out come aspirante scribacchina, e non è stato poco. In questo post voglio prendermi in anticipo su una prima volta del 2018: sarà la prima volta che non rinnoverò la tessera Arcilesbica (e ce l’ho davvero da tanti anni). Temo sarà un post lungo e un po’ ondivago, abbiate pazienza, di sicuro sarà l’ultimo del 2017.

Questo Dicembre ho iniziato a leggere un libro che ho con me, senza averlo mai sfogliato, da non so nemmeno più quanto. Sono quattro saggi della De Lauretis raccolti in una edizione Feltrinelli del 1999, bella copertina rossa e ruvida, e l’evocativo titolo “Soggetti Eccentrici”. Ne leggo un paio di pagine, quando va bene, alla mattina prima di andare al lavoro. Alcuni passaggi li devo leggere e rileggere perché subito non ne comprendo il significato, e del tutto non lo comprendo nemmeno dopo, e così mi rendo conto una volta in più di quante cose ignoro, di quante elaborazioni mi sfuggono, di quanti libri non ho letto, di quante teorie non padroneggio; ma la vita è una e tutto dentro non ci sta, specie se la maggior parte della tua giornata è impegnata in tutt’altro rispetto allo studio del femminismo e dei gender studies. Continua a leggere

I vestiti nuovi dell’imperatore.

26 Nov

Che l’argomento, la misoginia, che non passa mai di moda!

Ho fin qui evitato di scrivere su molestie e violenze sessuali di cui è piena la cronaca da Asia Argento in poi. Perché mi parte un urto di nervi che poi mi fa uscire male le cose. Invece bisogna essere pacate, sicure, calme. Bisogna non dar retta all’extrasistole che ti parte in automatico di fronte a “Sono passati vent’anni, poteva continuare a stare zitta”; bisogna tenere a bada il lampo di fuoco che ti brucia guance e tempie quando senti “In quel mondo lì funziona così, è normale”; devi controllarti a sufficienza per non alzare la voce quando senti “Poteva denunciare prima, poteva scappare, poteva dire di no”; devi avere voglia di interagire con quelli che stanno lì a fare i Dottor Sottile fra attenzione non gradita, complimento osè, insistenza maleducata, avance esplicita, stolkeraggio, costrizione velata, costrizione esplicita, violenza, stupro, stupro a metà, senza contare la massa dei vari “ma sì quante storie per una manata sul culo!”. Continua a leggere

Perché dovrei (dovremmo) poter adottare.

11 Set

Ultimamente mi sono sorpresa, con mia stessa sorpresa, a pensare a un tema su cui non mi sono mai soffermata: l’adozione.

La ragione principale è stata la necessità di uscire dalla polemica stantia sulla Gestazione per Altri che mi pare sempre di più un pretesto per dirsene un sacco e una sporta vicendevolmente fra pro e contrarie. Dunque una ragione pragmatica per tirare fuori il movimento femminista dalle secche di un dibattito che non è nemmeno più tale e su cui tutte abbiamo detto tutto in più occasioni, e che dice che è anche ora di farla finita e guardare a cose più sensate e magari raggiungibili. Continua a leggere

Il taccuino d’oro

30 Lug

C’ho messo quasi quarant’anni a scoprire Doris Lessing. Meglio tardi che mai, come suolsi dire e con che letizia ho scoperto che ha scritto tanti di quei romanzi da fare in modo che questo innamoramento si nutra per anni.

Lo dico subito: non so cosa darei per poter scrivere alcune pagine come le scrive lei. Con questo suo andar piatto che è solo a tratti faticoso, e lo è più perché si è smarrita l’abitudine ai tempi giusti, alla necessità di certi passi lenti per essere fermi e sicuri, e per farti ammirare il paesaggio, sennò tu con quella fretta maledetta che hai alle calcagna giorno e notte, non te ne accorgeresti nemmeno. Paesaggi intellettuali, morali, stilistici, politici, carnali. E la coscienza del proprio valore letterario.

“Il taccuino d’oro” è un’opera del 1962.  A tutt* gli/le aspiranti scrittori/trici: leggetevi le prime sessanta pagine per capire come si scrivono dei dialoghi, sul serio. Chi ha qualche velleità letteraria sa quanto sia difficile scriverne uno decente, ma sessanta pagine di dialoghi perfetti… bé bisogna inchinarsi al talento e alla sua naturalezza. Molly e Anna si parlano e noi capiamo tutto di come sono i loro rapporti al presente, di come sono stati, delle cose che hanno vissuto insieme, dello specifico mondo che le lega: ci pare di vedere e sapere quello che hanno fatto, visto, discusso insieme. Se pensate di leggere una storia però, lasciate perdere. Quest’opera non è un’opera di intrattenimento, intendendo con questo quelle letture leggere fatte per passare il tempo, seppure in compagnia di buon* affabulator*. Continua a leggere

Gpa sì, Gpa no, Gpa gnamme se famo du spaghi

31 Mag

Stanno di nuovo volando gli stracci sulla Gestazione Per Altri.

Il casus belli: piattaforma del Roma Pride che dice: “Che bella la gpa!! Gpa sì sì sì”. Risponde Arcilesbica con un comunicato stampa che dice: “Ma quale Gpa? No no no, che poi si chiama utero in affitto! Puah, che schifo!”

Niente di nuovo, solo che sapete come si dice: il gioco è bello se dura poco. Sennò diventa fastidioso, stancante, controproducente. Poi succede che si dicono storture, ci si offende, si usano parole grosse e ci si tiene il muso.

Intanto un tema del genere non dovrebbe stare dentro le piattaforme dei Pride: i tempi, come si dice, non sono maturi. Continua a leggere

La metropoli e la vita dello spirito

8 Mag

A inizi del novecento George Simmel, considerato uno dei fondatori della moderna sociologia, scriveva a proposito dei cambiamenti delle percezioni di coloro che si trovavano a vivere nelle nascenti metropoli, come già erano Parigi o Londra. Una cosa l’aveva capita con chiarezza: la tendenza anestetizzante che la sovrabbondanza di stimoli avrebbe indotto nel cittadino, qui inteso come colui che vive in una città. Profetizzò che saremmo diventati tutti un po’ blasé, e credo di poter dire senza tema di essere smentita che la storia gli ha dato ampiamente ragione (Gli indifferenti di Moravia chiarisce, fra le altre cose, chi è il tipo blasé). Per lui la sovrabbondanza di stimoli era, per esempio, il traffico delle macchine, i movimenti di folle sui marciapiedi, i semafori e i loro segnali, gli incroci di persone, i locali di divertimento con i loro frastuoni e voci, e cose di questo genere. Chissà cosa avrebbe pensato della nostra attuale società, in cui la sovrabbondanza di stimoli è diventata lo sfondo scontato su cui surfare per svolgere una qualunque attività; cosa avrebbe pensato della nostra era, in cui corpi e menti vengono attraversati da un continuo fascio di impulsi e stimoli (anche se a vedere certuni c’è da credere che passino per lo più senza lasciare traccia, un po’ come fanno i neutrini con la crosta terrestre). Continua a leggere

Bagni pubblici fra Italia e Austria

21 Set

Se anche voi come me vivete nella perpetua dimenticanza del vostro ciclo mensile e tutte le volte vi stupite che sia già arrivato il momento, e  vi dite che non è possibile, che non possono essere già passate quattro settimane e avete la stessa reazione che avete avuto la prima volta di fronte al menarca, e di conseguenza quasi mai avete a portata di mano un assorbente al momento opportuno e andate in prestito da colleghe e compagne di squadra, non potrete non apprezzare, come ho apprezzato io, il fatto che in bagno aperto al pubblico di un hotel ai piedi dello Zettersfeld, Austria, ci fosse un cestino rifornito di tutte le assorbenze che vi possono venire in mente: interne (sia tampax che obb), esterne, con ali, senza ali, lunghe, corte, profumate, naturali e chi più ne ha più ne metta. Finora è la prima volta che mi capita di imbattermi in un servizio del genere sicché sono rimasta un buon minuto imbambolata di fronte al grazioso cestinetto, e quasi mi sono rammaricata (bugia retorica, of course) di non averle, le mestruazioni, perché mi pareva un vero peccato non poter omaggiare la cortesia dell’esercizio pubblico e mostrare il mio gradimento. Continua a leggere

Donne che odiano le donne

8 Set

Ho recentemente letto un articolo di un giornalista americano che, da uomo, spiega a altri uomini cos’è la cultura dello stupro e quali sono i principali effetti sulle donne, primo fra tutti il sentirsi costantemente vulnerabili. E’ infatti esperienza comune a tutte le donne che conosco e anche mia il senso di disagio, per non dire di paura, che ognuna ha provato almeno una volta nella vita, tornando a casa la sera a piedi da sola e sentendo dei passi dietro di sé. Deve essere una specie di memoria di genere latente: il pensiero di poter subire una violenza balza alla coscienza in un attimo.

Le prime parole dell’ articolo dicono: Se sei un uomo, allora sei parte della cultura dello stupro.

E io aggiungo: anche se sei una donna, perché essere donna non è di per sé garanzia di un bel nulla. Le persone più chiaramente misogine che io abbia mai conosciuto sono donne. Continua a leggere

Beatriz Preciado a Ferrara

2 Ott

(articolo scritto in occasione del “Festival dell’Internazione” del 2011 a cui ha partecipato Preciado)

Sono bastate a Beatriz Preciado poche parole, quelle con cui si è presentata appena le è stata data la parola, per  farsi beffe delle probabili aspettative del pubblico che riempiva tutto il Teatro Comunale di Ferrara, ieri sabato primo ottobre.

Il titolo del dibattito era: “Il ritorno delle bambole”, e io stessa pensavo di assistere a un dibattito sull’immagine della donna.

Presenti oltre a Preciado, Michela Marzano e Natasha Walter. Dopo il primo compito intervento di quest’ultima condotto sugli stereotipi di genere che vengono inculcati ai bambini insieme ai giochi, Preciado interviene dicendo che a lei non interessa per niente discutere sui generi, poiché finché non si esce da un sistema di pensiero binario, nulla della nostra attuale società, potrà mai cambiare. Per cui stare ancora a discutere su cosa è femminile e cosa è maschile, dicotomizzare le espressioni di genere, che sono molte più di due,  è di fatto sterile poiché non affronta la radice del problema, ma si consuma dentro e insieme al sistema. Una volta che si riconosce che lo squilibrio di potere si regge e si alimenta su una politica fondata appunto sui dualismi, di cui quello maschio/femmina non è il solo,  non rimane altro per sovvertite il sistema che decostruire le sue premesse, decostruire il pensiero binario. Fare un discorso davvero critico sul genere, i mezzi di produzione; spostare il punto di vista, analizzare tutte le espressioni che rimangono senza voce, capire il loro portato politico, senza tabù e inchini reverenziali verso niente e nessuno. L’effetto spiazzante di queste dichiarazioni, oltre che sulle altre due ospiti del dibattito, in cui la Walter si arrocca nella sue posizioni e la Marzano tenta la mediazione, si è fatto sentire anche sul pubblico, che in breve ha cominciato a pendere dalle labbra della Preciado.

Non credo di sbagliarmi se dico che è la prima volta, per lo meno a Ferrara, che le teorizzazioni queer vengono sentite da un pubblico vasto e misto, e non solo dalle addette e dagli addetti ai lavori. In Italia il grande pubblico fa fatica a conoscere e ascoltare le istanze del femminismo “classico”, e sono sicura che poch* erano quell* che sapevano anche solo dell’esistenza delle teorie queer, molto avanzate e sviluppate in altre paesi. Certo i bocconi di queste teorie radicali possono avere un sapore esotico per i più, eppure hanno avvinto la platea. Complice anche la personalità di Preciado, irriverente e diretta,  le sue espressioni, la mimica con la quale parlava anche quando stava zitta, la chiarezza delle idee e la forza di una visione teorica globale, che è quello che, a mio avviso, manca nella gran parte dei discorsi politici odierni. I portati della queer theory non si esauriscono nell’analisi delle espressioni di genere, i quali costituiscono il punto di partenza della  critica sociale e politica. Dell’altra grande dicotomia da lei citata, quella produzione/riproduzione che dicotomizza ancora una volta il corpo dei soggetti fra i loro organi sessuali e tutto il resto. Uno dopo l’altro Preciado ha distrutto tutti i tabù che nei discorsi sul genere e sessualità incancreniscono anche il femminismo, quando ha esposto le sue idee sulla prostituzione, allargando il discorso e di fatto aprendolo a una visione più ampia e globale sullo sfruttamento del corpo insito in tutti i lavori illegali, oppure parlando della pornografia e di come altro non sia che una tecnica di produzione del piacere che molto dice su come l’immaginario di una civiltà si sia strutturato, e di come, lungi dal metterci sopra un giudizio morale, bisognerebbe invece farne uno strumento di cambiamento.

Un altro dato che mi ha colpito è che alla fine del dibattito volevo comprare il libro della Preciado, dall’accattivante titolo “Pornotopia” ma ho scoperto che tutte le copie erano state vendute in un baleno. Mi sono chiesta il perché di tale impatto e credo che stia nell’ampio respiro che Preciado ha dato esponendo le teorie. Probabilmente c’è una parte della società civile sempre più ampia che anela a una visione che faccia vedere un orizzonte a cui tendere, anela a una visione delle cose e del mondo che tenda verso un fine altro, e non che si esaurisca nell’esistente che da l’impressione di non avere un vero sbocco, e di essere impantanato in strutture che si percepiscono schiaccianti e  impossibili da cambiare e a cui ci si rassegna scuotendo la testa.

La teorizzazione queer riesce invece a indicare un diverso e radicale orizzonte.

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